Il coraggio di vedere la verità

 

 

 

La nostra capacità di conoscere il mondo, dipende dalla possibilità di entrare in contatto con la realtà.

Ma vi è una realtà esterna ed una realtà interna.

La seconda per la nostra vita psichica è di gran lunga la più importante e significativa.

Bion la definisce verità (Bion, 1962).

Entrare in contatto con essa è una sfida che richiede coraggio: il coraggio di vedere la verità.

La verità interiore

Si può entrare in contatto con la propria verità interiore solo se si è in grado di combinare i due diversi punti di vista emotivi relativi ad uno stesso oggetto: cioè l’amore e l’odio (Bion, 1962).

Ovvero quando siamo in grado di sopportare il dolore che proviene dalla consapevolezza che l’oggetto d’amore è anche causa di sentimenti di odio.

Se l’odio è così intenso da farci perdere il contatto con l’amore che eravamo stati in grado di provare per l’altro, potremmo sentire che tutto il nostro mondo interiore ne viene annientato.

La conseguenza è che anche la realtà esterna diventa tetra, oscura, vuota.

Questo è ciò che accade al neonato quando le esperienze frustranti nella relazione con la madre sono al di sopra della sua capacità di tollerarle.

Egli perde il contatto con l’esperienza buona, confortante e rassicurante eventualmente fatta con lei e tutto diventa odio, distruzione, morte.

Lui, la madre, il mondo esterno e interno, tutto questo è così terrificante da richiedere, se vuole continuare a sopravvivere, un sistema difensivo massiccio.

Verità e legame K

Ecco che allora alla spinta naturale verso la conoscenza delle proprie emozioni, che Bion definisce Knowledge o legame k (Bion, 1965) si sostituisce il fraintendimento dei significati dell’esperienza (-K).

Una vera conoscenza infatti obbligherebbe ad entrare in contatto con una verità terrificante.

Per effetto del fraintendere dunque,  bisogno  e dipendenza diventano pseudo-autonomia e rifiuto dei legami.

L’impotenza diventa onnipotenza e controllo.

L’odio: un sentirsi perseguitati da un nemico.

La spinta alla conoscenza: accumulo di sapere per dominare.

Si forma poco a poco una personalità dalla corazza dura, rigida, apparentemente inscalfibile che nasconde però una estrema fragilità.

Tutta la vita psichica è orientata al diniego della reale esperienza emotiva interiore: “sentimenti di odio sono diretti verso tutte le emozioni e contro la realtà esterna che li provoca. Il passo è breve dall’odio verso le emozioni all’odio verso la vita stessa” (Bion, 1959).

Il coraggio di vedere la verità

E’ solo la fedeltà al legame K, cioè al desiderio di conoscere la propria verità profonda, che permette di trasformare una esperienza interiore potenzialmente catastrofica in opportunità.

Se si è disposti ad attraversare il dolore che nasce dal vedere che l’oggetto amato è lo stesso che ci procura frustrazione, rabbia, sofferenza con la sua assenza o la sua presenza non sintonica;

se si è disposti  a rinunciare alla visione idealizzata o svalutata di sè e dell’altro  per lasciare spazio ad una più realistica immagine di entrambi;

se si accetta che l’altro ha una vita propria, che non è in nostro potere controllare e che per questo può intrattenere relazioni con altri al di fuori di noi;

se si accoglie infine la realtà della perdita, diventando consapevoli del fatto che dipendere dall’altro significa necessariamente fare i conti con la solitudine, allora e solo allora, potremo godere di quel senso di pienezza della vita che nasce dal contatto con “la verità”.

 

 

Di Marina Mollica

e-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

 

Bibliografia

Bion, W.  (1959) Attacchi al legame, in Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico. Armando, Roma 1970.

–  (1962) Apprendere dall’esperienza. Armando, Roma, 1972.

–  (1965) Trasformazioni. Armando, Roma 1973.

Immagine: da Pixabay

 

 

 

 

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