
In questo articolo voglio fare un esempio di come può avvenire la violenza familiare.
Parlo di violenza familiare quando tutti i membri di una famiglia sono complici di un abuso compiuto su una vittima designata, la quale per sopravvivere è costretta a sviluppare comportamenti gravemente patologici.
Quando uno dei due genitori sottopone a qualche forma di violenza un figlio, l’altro genitore può assumere solo due posizioni, quella di essere consenziente oppure quella di ribellarsi.
Ma non è sempre facile optare per quest’ultima possibilità.
Infatti se un coniuge è normalmente abusante nei confronti di un figlio, l’altro membro della coppia lo ha scelto, inconsciamente, proprio per questa caratteristica.
Ciò significa che nella propria famiglia di provenienza c’era una situazione analoga e con il nuovo legame si cerca di risolvere una problematica tramandata attraverso le generazioni.
Il primo componente: la madre e la sua famiglia di provenienza
Così per esempio se una donna, poniamo di nome Elisa, ha avuto un padre violento, è probabile che scelga un marito altrettanto violento.
Se la madre di Elisa era a sua volta vittima del proprio marito, la figlia, può trovare impossibile ribellarsi all’attuale marito che rappresenta il proprio padre, e così via.
E’ possibile che Elisa sia depressa, anche se non in maniera conclamata e quindi incapace di prendere in mano la sua vita e modificarne l’andamento.
Una donna che non sia stata protetta, non sarà in grado di proteggere adeguatamente se stessa e i suoi figli (lo stesso dicasi per un uomo naturalmente).
Per poterlo fare, dovrebbe prima entrare in contatto con il dolore del sé infantile e sofferente che porta dentro, ma questo potrebbe costarle parecchio.
La via più facile, naturalmente inconscia, è quella di non accorgersi di ciò che sta veramente accadendo e questa potrebbe essere il tipo di difesa scelta quando da bambina non era in grado di proteggersi e nemmeno la madre era in grado di farlo per lei.
Vedete come un problema si perpetua di generazione in generazione finché non trova risposta.
Così arriviamo all’ipotetica famiglia attuale: abbiamo un uomo violento, una moglie che non vede o se vede non riesce a reagire, un figlio/a bersaglio della violenza, eventuali fratelli che sono vittime in uguale misura ma con diverse modalità che corrispondono ai diversi ruoli attribuiti dai genitori, in base alle proprie caratteristiche e a come queste si intrecciano con quelle dei figli.
Ora, la violenza dei genitori si può esprimere in diversi modi.
Il più visibile e anche perseguibile per legge è quello della violenza fisica. Purtroppo però ci sono forme di violenza molto più subdole che non sono visibili agli occhi altrui e che quindi, se possibile, lasciano le vittime ancora più indifese.
Il secondo componente: il padre e la sua famiglia di provenienza
Poniamo che un padre ipotetico di nome Roberto, prenda di mira il proprio figlio minore e decida di preferire il maggiore.
Questo può succedere perché lui stesso era il fratello maggiore nella propria famiglia e aveva sofferto di gelosia nei confronti del più piccolo che magari era il preferito di un padre gelido e duro.
Non potendo prendersela con il fratellino protetto da un padre così minaccioso, Roberto porta dentro di sé una rabbia irrisolta che è come una bomba non ancora disinnescata e che potrebbe esplodere al momento opportuno.
Nessuno lo ha consolato perché la madre ha accettato il sistema autoritario del marito, perciò Roberto non sa come metabolizzarla.
La moglie di Roberto, Elisa, è, come abbiamo visto, depressa e incapace di senso critico di fronte ad eventuali violenze sui figli, dato che ne ha subite anche lei e nessuno l’ha protetta. Per questo ha sviluppato una cecità (diniego) rispetto agli abusi sui figli e addirittura una tendenza a colludere con l’aggressione (identificazione con l’aggressore).
Ora ci sono tutti i presupposti perché la violenza si propaghi.
La violenza familiare attuale
Ad esempio Roberto oggi è irritato da alcune frustrazioni subite sul lavoro.
Qui ha un capo che lo sfrutta, ma siccome ha interiorizzato un senso di impotenza verso figure maschili autoritarie, che gli ricordano il padre, non riesce a ribellarsi, né a prendere dei provvedimenti che cambino la sua situazione.
Torna a casa carico di rabbia e non avendo sviluppato la capacità di contenerla, dato che quando era piccolo subiva le pretese di un padre esigente e intollerante, sente il bisogno di scaricarla su qualcuno.
Ci sono la moglie e due figli a disposizione. La scelta cade sul figlio minore Franco che gli ricorda il fratello invidiato. Coglie così il primo pretesto per fare dell’ironia sul comportamento da “imbranato” di Franco.
Il figlio maggiore, che sa di essere il preferito e che coltiva il timore di perdere privilegio, si aggrega al padre e così si fanno una bella risata sulla pelle del più piccolo.
Questo prova a ribellarsi e allora interviene la madre che gli dice di non essere sempre così permaloso.
Il bambino a questo punto si sente completamente isolato, confuso, dato che ciò che sente è in contrasto con ciò che i genitori dicono, e pieno di rabbia e vergogna.
E’ in un vicolo cieco perché se ricorre ad un atteggiamento di rabbia violenta subisce la repressione da parte del più forte, se invece si arrende al pianto viene deriso ulteriormente ricevendo altri giudizi gratuiti sulla sua persona.
Se infine non manifesta reazioni per proteggersi, è costretto ad ingoiare veleno, cosa che non può non avere ripercussioni sul corpo e sulla mente.
Un’ultima alternativa è quella scelta dalla madre. Fingere di niente, negando che ci sia un problema e identificarsi con il padre violento, assumendo così lo stesso comportamento con i più deboli.
Se questo tipo di abuso si perpetua nel tempo, diventa inevitabile assumere in modo definitivo il ruolo ricevuto.
Conseguenze della violenza familiare
Così a seconda della scelta difensiva ci saranno diverse conseguenze per Franco.
La scelta potenzialmente più sana sarà quella della ribellione che però non portando ad un riconoscimento del suo significato provocherà un perenne senso di rabbia nei confronti dell’autorità e dell’adulto.
Se si sarà trasformato in una vittima disperata e incompresa potrà diventarlo anche nel suo contesto sociale allargato, finendo così per essere preso di mira anche lì.
Se si sarà chiuso in un silenzio difensivo svilupperà disturbi psicosomatici e/o mentali per far fronte all’accumulo di rabbia.
Infine se avrà evitato il problema fingendo che non esista, potrà sviluppare una depressione e/o diventare un bullo nei confronti di tutti quelli simili alla parte debole di sé e rifiutata.
In tutti i casi i risultati per lui e per chi lo circonda, quindi per la comunità in cui Franco è inserito, saranno disastrosi.
Questa è solo una delle infinite varianti possibili e un esempio molto schematico e semplificato di come tre generazioni contribuiscano al passaggio di una violenza cieca.
Un problema che ha origine all’interno di una famiglia si estende oltre i suoi confini, all’interno del tessuto sociale.
Con questo articolo voglio mostrare come l’unica possibilità di fermare questo dispendio di energia e salute mentale, che danneggia noi stessi e chi ci circonda, dipenda dalla nostra disponibilità a comprendere le dinamiche delle relazioni interiorizzate nell’inconscio e agite nelle relazioni familiari e sociali.
Di Marina Mollica
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