Immagine sociale e narcisismo

Oggi si assiste alla proliferazione di problematiche psicopatologiche di tipo narcisistico, mentre in passato prevalevano quelle nevrotiche.

Cosa significa questo?

Che è molto più rilevante per le persone riuscire ad offrire un’immagine di sé socialmente adeguata, che non occuparsi del rapporto con la propria coscienza morale.

Ciò implica che non contano tanto i comportamenti messi in atto, né le loro reali intenzioni sottostanti, quanto il fatto che essi appaiano corretti e lodevoli agli occhi dei più.

In questo senso si può cercare una popolarità a buon mercato, sfruttando e manipolando le emozioni altrui.

Ad esempio azioni legate alla beneficenza e all’aiuto del prossimo possono nascondere una volontà di potenza o desiderio di prestigio sociale.

Grandi ideali possono mascherare interessi personali o fughe da sensi di inferiorità.

Senso di colpa e vergogna

Se in passato il senso di colpa era il principale artefice della sofferenza psichica, adesso il problema verte intorno al sentimento di vergogna per non valere abbastanza e non apparire adeguati.

Tale sentimento acquista un sapore arcaico, di persecutorietà estrema, che si traduce nel timore di ricevere un giudizio negativo dal gruppo, rappresentativo di un’imago materna molto persecutoria.

Un banalissimo esempio dell’asservimento generale al giudizio della collettività lo ritroviamo nel meccanismo dei like sui social, che rappresenta la fatiscente sicurezza dell’approvazione sociale e del sentirsi ok.

Purtroppo in alcuni casi ciò comporta anche che un’azione approvata dal gruppo diventi lecita indipendentemente dal fatto che lo sia davvero e senza che ciò susciti alcun tipo di conflitto all’interno dell’individuo che la compie.

Viceversa si può arrivare ad un obnubilamento della propria coscienza per timore della disapprovazione sociale. Ciò sta alla base della collusione con i comportamenti delinquenziali di chi gode di una posizione di potere nel gruppo di riferimento 

Il cosiddetto Super-io individuale freudiano perciò è stato sostituito da una sorta di istanza critica a matrice gruppale e quindi estremamente regressiva.

Se non si è all’altezza delle aspettative del proprio gruppo e degli standard da esso proposti nei più svariati ambiti, si è a rischio di depressione persecutoria che si esplica con l’angoscia di ostracizzazione.

I giovani adolescenti sono particolarmente soggetti a queste pressioni per la loro implicita condizione dovuta alla fase evolutiva.

Tuttavia spiegare queste dinamiche che portano sempre più frequentemente al suicidio o ad atti autolesivi, con la fase dello sviluppo è limitato e fuorviante.

Manipolazione e narcisismo

Le strutture di personalità narcisistiche  sempre più diffuse, a fronte di una società che incoraggia l’uso sfrenato delle apparenze e della soddisfazione immediata, sono più  facilmente soggette a questo tipo di angosce.

Per questo fanno un uso massiccio della manipolazione della realtà quale meccanismo difensivo.

Essa funziona in modo molto simile al linguaggio pubblicitario diffuso dai media allo scopo di vendere il prodotto e fa leva sui bisogni emotivi inconsci dell’altro (siano essi riferiti a desideri o paure).

Proprio nel momento in cui non si è consapevoli di un bisogno si diventa vulnerabili alla manipolazione.

Se si è sottoposti a manipolazione può essere difficile mantenere un sufficiente senso critico e molte sono le vittime che non vedono i molteplici inganni di chi sa sfruttare i luoghi comuni del senso morale.

Un esempio lo abbiamo nel rapporto tra narcisista perverso e vittima co-dipendente, la cui situazione di abuso è invisibile agli occhi dei familiari e degli amici i quali sono abbagliati dal comportamento esteriormente perfetto del narcisista.

Un altro esempio, lo troviamo in famiglie  apparentemente funzionanti, in cui uno dei due genitori o entrambi occupano ruoli socialmente approvati e che all’interno del nucleo familiare portano avanti più o meno consapevolmente comportamenti che si configurano come vere e proprie violenze di natura psicologica, quando non fisica, nei confronti di uno o più figli.

Spesso in queste famiglie uno dei figli è la vittima designata e l’altro il pupillo di uno dei due genitori, cosa che mette sotto scacco tutti i membri della famiglia.

Quello che è essenziale notare qui è la compresenza di comportamenti contraddittori a seconda del contesto relazionale e sociale.

Tale contraddizione nasce dalla necessità di nascondere agli altri ma anche a se stessi l’estrema fragilità interiore percepita come minaccia alla propria sopravvivenza psichica.

 

Il nucleo della problematica narcisistica

E qui si manifesta il nucleo della problematica narcisistica, basato su una estrema dipendenza dall’altro, una dipendenza invidiosa e carica di rabbia che porta l’individuo a distruggere sistematicamente ogni buona relazione con i propri oggetti interni ed esterni, rendendo impossibile la costruzione di una personalità solida.

La conseguenza è la percezione di estrema fragilità del sé e l’utilizzo di meccanismi difensivi compensatori quali onnipotenza, svalutazione, scissione e proiezione.

Tali meccanismi portano a distorsioni sistematiche della realtà relazionale, che viene sottoposta a massicce manipolazioni volte a tenere l’altro sotto controllo.

Tutti gli aspetti rifiutati del sé (sentimenti, stati d’animo, intenzioni, bisogni, desideri, angosce) vengono separati dal resto della personalità (scissione) e attribuiti all’altro (proiezione), che per questo diventa oggetto di un attacco feroce. 

I genitori di questi individui hanno personalità spesso caratterizzate da nuclei narcisistici,  tratti depressivi, aggressivi e profonda anaffettività. 

Essi nutrono aspettative di successo sociale da parte dei figli e sono indifferenti nei confronti dei loro bisogni, spesso perchè non sono nemmeno in grado di percepirli, data l’urgenza soffocante di pressioni interne.

I bambini di tali genitori soffrono di pesanti carenze affettive, si sentono non visti, non considerati nei loro reali bisogni ma sottoposti a richieste esigenti e tiranniche.

Sentono di meritare l’affetto solo se in cambio soddisfano le attese genitoriali. Un affetto vincolato dunque a un ricatto.

Questo costituisce la base dell’apprendimento alla manipolazione e della rabbia rivendicativa perennemente presente nei loro rapporti e li espone al bisogno estremo di approvazione altrui per meritare la quale sono disposti a fare carte false, spesso non preoccupandosi di passare sul cadavere di qualcuno, purché questo qualcuno non disponga di alcun potere sociale e si presti perciò a diventare il ricettacolo degli aspetti di sé rifiutati.

Si tratta di un ciclo di violenza che si perpetua in maniera più o meno velata e che miete sempre più vittime nei vari strati sociali.

Diventare consapevoli

Fondamentale quindi è imparare a sviluppare la consapevolezza degli stati d’animo che muovono le nostre azioni più che il grado di approvazione che sono in grado di riscuotere.

Imparando a vigilare sul bisogno coatto di offrire un’immagine brillante e socialmente accettata si può entrare in contatto con i timori di dipendenza che indeboliscono la nostra personalità. 

Sempre di più oggi siamo chiamati a monitorare accuratamente ogni segnale di insoddisfazione, rabbia o inadeguatezza proveniente dal nostro mondo interno, senza tacitarlo con le facili “droghe” offerte dal mercato e dai rapporti sociali.

Questo allo scopo di imparare a non colludere con soggetti manipolatori e pericolosi, che entrano in risonanza con il nostro narcisismo.

In sintesi se ci siamo liberati dalla tirannia di una coscienza morale rigida e obsoleta che, in una società di tipo patriarcale, imponeva tabù sessuali e religiosi e provocava conflitti interni laceranti, ora in un’apparente libertà di costumi, dobbiamo imparare a fare a meno della forse ancora più grave tirannia delle aspettative sociali che ci obbligano ad apparire vincenti, buoni e capaci.

Azioni apparentemente lodevoli, qualora siano mosse, in maniera più o meno cosciente, da intenti volti ad ingrandire il proprio ego, in ultima analisi non potranno sortire effetti realmente positivi, se non altro perché avranno contribuito ad aumentare il livello di inconsapevolezza collettivo, cioè la confusione tra ciò che è e ciò che appare.

Una società dove tutto va bene ad ogni costo, è il terreno migliore per la proliferazione parassitaria di abusi nascosti che nessuno vede perché nessuno li vuole vedere.

Abbiamo il dovere di proteggere le vittime di tali abusi a partire da noi stessi.

 

Di Marina Mollica

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