Comunicazione affettiva ed autoregolazione

 

 

La comunicazione affettiva ed emotiva tra bambino e genitori è di fondamentale importanza per l’autoregolazione del bambino.

Le emozioni dei genitori infatti influiscono sulla capacità del bambino di gestire le proprie e di conseguenza hanno una profonda influenza sul suo sviluppo e sulla sua capacità di inserirsi nel proprio ambiente sociale e fisico.

Nell’affrontare i propri compiti evolutivi infatti il bambino sperimenta continuamente emozioni che rapidamente diventano di segno negativo, quando egli non riesce a perseguire i propri obiettivi con facilità.

E’ qui che la mediazione del genitore attraverso la propria risposta emotiva diventa fondamentale.

Ad esempio se un bambino, mentre impara a compiere i primi passi, cade, una madre potrà cercare di sostenere la sua capacità di persistere nei propri tentativi.

Ciò avverrà attraverso una comunicazione caratterizzata da una tonalità emotiva positiva che si sostituirà ad una eventuale reazione di frustrazione del bambino.

Il bambino allora, osservando la risposta materna, imparerà intuitivamente a regolare e a mantenere il proprio equilibrio emozionale interno oltre che a sostenere le inevitabili frustrazioni del processo di apprendimento.

Comunicazione affettiva ed autoregolazione: l’interferenza dello stato emotivo del genitore

Dunque lo stato emotivo di chi si prende cura del bambino, è fondamentale nel determinare il modo con cui egli sia in grado di fronteggiare le sfide e le difficoltà della sua crescita e nel favorire o meno la sua capacità di valutare gli aspetti del proprio ambiente.

Allo stesso tempo gli permette di sopportare meglio le frustrazioni derivanti da eventuali insuccessi contribuendo a trasformare le emozioni negative in emozioni più positive.

Tuttavia se un genitore si trova in una condizione mentale che altera e disturba la  percezione di ciò che il bambino fa o sente,  saranno influenzati negativamente i i suoi processi di pensiero, quelli emotivi e comportamentali.

Il bambino infatti si sintonizza istintivamente sul vissuto emotivo del genitore ed in tal modo regola il proprio.

Ma tale capacità inconscia di sintonizzarsi è ostacolata quando il genitore stesso è disturbato da fattori che interferiscono con la sua capacità di ascoltare i segnali del bambino.

Un esempio di come la difficoltà di sintonizzazione nel genitore porti allo svilupparsi di un disturbo nel bambino, lo possiamo osservare nell’ambito del rapporto nutrizionale, quando il piccolo di un anno, ad esempio, cerca di ottenere l’autonomia durante il pasto.

Se la mamma è troppo preoccupata di controllare il comportamento del figlio, ad esempio pretendendo che non sporchi e risulta in questo modo particolarmente intrusiva, il bambino può sviluppare un rifiuto per il cibo e una maggiore tendenza all’infelicità e all’insoddisfazione (Stein, 2002).

Questo tipo di interferenza può esplicarsi anche durante lo svolgimento delle altre funzioni fisiologiche.

 Conclusione

Se un genitore dunque invece di favorire il naturale processo di crescita del bambino, permettendogli di sperimentare ed esplorare le proprie possibilità, è distolto nell’esecuzione di questo compito dalle proprie aspettative ed ansie, si instaura un conflitto tra i tentativi di esprimersi da parte del piccolo e gli interventi prevalentemente svalutanti e coercitivi del genitore.

La mancata sintonizzazione crea un’interferenza che genera disturbi emozionali e svariati tipi di comportamenti disfunzionali che possono col tempo cronicizzarsi, mentre il bambino perde la capacità di autoregolare i propri affetti.

 

Di Marina Mollica

e-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

 

Bibliografia:

Alan Stein (et al.) “La trasmissione intergenerazionale del disturbo” in: Un bisogno vitale, E. Quagliata, a cura di, Astrolabio, Roma, 2002.

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