Psicoterapia del bambino: esplorazione di un mondo sommerso

 

La psicoterapia del bambino ad indirizzo psicoanalitico si caratterizza per avere come interesse principale, l’esplorazione del suo mondo interno, che può essere inteso come un vero e proprio mondo sommerso.

Il bambino arriva in consultazione quando i genitori sentono di non riuscire più a comprenderlo a causa di sintomi che in realtà sono solo la punta dell’iceberg di questo mondo interiore e che rendono insostenibile la sua vita.

Essi improvvisamente si rendono conto che quelli che consideravano capricci, svogliatezza, un carattere un po’ difficile, o semplici paure infantili, forse sono qualcosa di diverso e più preoccupante.

Sentono di non essere più in grado di aiutarlo a crescere con i mezzi che fino a quel momento avevano a disposizione.

Giungono quindi a chiedere una consulenza psicologica per essere aiutati a capire. Si domandano: “Che cos’ha il mio bambino? Cosa gli sta succedendo?” E questa domanda genera molta angoscia.

In questo contesto allora lo psicoterapeuta infantile aiuta i genitori a mantenere la capacità di pensare in una situazione in cui è veramente difficile farlo. Non si pone come una figura onnisciente ma come interlocutore interessato ad avviare e sostenere un processo di esplorazione e comprensione del piccolo paziente.

Il terapeuta dunque non sa già tutto ma mette a disposizione gli strumenti che possiede (conoscenze, esperienza, sensibilità personale, creatività) per sollecitare risposte personali e domande inaspettate. E soprattutto nuovi punti di vista possibili.

Il terapeuta è un vero e proprio alleato dei genitori e del bambino in una situazione che fa sentire tutti “in trincea”.

Ci saranno diverse sedute per incontrarsi e conoscersi.

I genitori potranno raccontare cosa li ha portati a chiedere aiuto e la loro storia con il bimbo fin dal momento del concepimento.

Potrebbero anche emergere emozioni forti magari rimaste congelate per tanto tempo in qualche angolo della mente.

L’incontro con il bambino

L’incontro con il bambino avverrà in un secondo momento in uno spazio a lui dedicato che gli permetterà di esprimersi così come gli viene senza “consegne” di nessun tipo.

Il terapeuta vuole conoscerlo per come è e non per come ci si aspetta che sia.

Il bambino riceve perciò un ascolto tutto particolare. Fatto di silenzio o di parole su quanto accade in quel momento.

E’ come se il terapeuta lo prendesse per mano dicendo: “vediamo insieme che succede adesso, come sei, com’è il paesaggio che mi porti. Potrebbero esserci mostri spaventosi, precipizi, terremoti…ma questo viaggio lo faremo assieme e sarò con te per tutto il tempo necessario”.

Il bambino comprende perfettamente che la stanza di terapia è un luogo speciale, un luogo come non ce ne sono altri e solitamente questo lo porta a desiderare di tornarci al più presto. Anche se non sempre è così. Dipende dal tipo di difficoltà. Potrebbe anche non volerne sapere di avere accanto una persona cui legarsi come all’unico compagno di un viaggio potenzialmente pericoloso. La dipendenza dal terapeuta può fare molta paura e può farne anche agli stessi genitori.

E anche questo potrà essere oggetto di un lavoro assieme.

All’avvio del percorso di psicoterapia il bambino tornerà di settimana in settimana in quel luogo di incontro dove le sue storie prenderanno forma attraverso personaggi e giochi in continua trasformazione. E assieme ad essi anche lui comincerà a cambiare. A volte in modi imprevedibili e che possono mettere sotto pressione i genitori.

Per questa ragione, parte della terapia infantile consiste degli incontri periodici con loro. Avranno modo in queste occasioni di porre tutte le domande del caso e di chiarire i punti oscuri. Anche il terapeuta però avrà modo di ricevere impressioni e considerazioni utili per lo svolgimento del suo lavoro.

Si tratta di una collaborazione che potrebbe ulteriormente coinvolgere scuola, educatori, colleghi, in un processo evolutivo sempre più esteso e profondo.

E’ importante sottolineare che la stanza di terapia è un luogo dove i bambini portano tutte le parti di sé, anche quelle più scomode, che possono generare disapprovazione o rifiuto negli altri.

Proprio questa è la grande prova cui il terapeuta è sottoposto: riuscire a far sentire una accettazione incondizionata del suo piccolo paziente indipendentemente dal comportamento che terrà o dal modo con cui si esprimerà.

Il terapeuta infantile non ha il ruolo di un educatore, pertanto non è interessato a produrre un determinato comportamento nel suo paziente ma ad osservare e comprendere ciò che succede aiutandolo a fare altrettanto.

Per questo sarà molto importante che i genitori comprendano in che cosa la psicoterapia psicoanalitica infantile si differenzia rispetto ad altri tipi di trattamento. L’attenzione è sui processi interni e non sul fatto che il bambino soddisfi determinate aspettative, modificando il proprio comportamento esteriore.

Una trasformazione dello stato mentale del bambino avverrà attraverso una progressiva interiorizzazione del funzionamento della mente del terapeuta  e questo è un processo che richiede tempo.

Così come la personalità si costruisce negli anni, più il bambino sarà grande, più tempo ci vorrà per ottenere una trasformazione profonda.

Aspettarsi dei progressi o la risoluzione in tempi brevi del problema per cui il bambino è stato portato in terapia, non è molto realistico.

A volte succede che ci sia un immediato e tangibile miglioramento, dovuto al fatto di aver trovato uno spazio per sé dove essere accolto. Ma cambiamenti che resistano nel tempo, possono avvenire solo con un lungo e paziente lavoro da parte di tutti.

 

Di Marina Mollica

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