Psicoterapia del bambino e capacità di amare

Uno dei compiti della psicoterapia del bambino è quello di aiutarlo a ripristinare i normali processi evolutivi in modo che avvenga un recupero della sua capacità di amare che è alla base di una vita interiore ricca e soddisfacente.

La capacità di amare può sembrare a prima vista una conquista ovvia e scontata ma in realtà essa è il frutto di vicissitudini estremamente complesse e travagliate della vita psichica infantile.

Cercherò di descrivere i principali passaggi che, nel primo anno di vita, sono all’origine di queste vicende interiori facendo riferimento a due autori fondamentali  del pensiero psicoanalitico in ambito infantile quali Melanie Klein e Donald Winnicott.

La posizione schizo-paranoide nel pensiero di M. Klein

M. Klein descrive le primissime fasi dello sviluppo del bambino come organizzate intorno ad impulsi, fantasie, angosce e difese.

Tra il 1935 e il 1948, individua precisamente due tipi di organizzazione psichica: la posizione schizo-paranoide e la posizione depressiva, che caratterizzano il primo e il secondo semestre di vita.

Con il concetto di “posizione” la Klein sottolinea l’assetto mentale in cui si trova il neonato nella sua relazione con la mamma.

Tale relazione è influenzata da fantasie legate ad impulsi sia libidici che aggressivi.

In altre parole la madre fin dalle prime esperienze del bambino è oggetto di  fantasie  e desideri di natura sia costruttiva (libidica) che distruttiva (aggressiva).

Winnicott in seguito descriverà molto bene le insidie insite ad esempio in una semplice poppata quando l’istinto pulsionale della fame produce voracità e aggressività nel bambino e la sua soddisfazione, lungi dal portare esclusivamente ad un senso di sazietà e quindi di quiete, può provocare anche un senso di vuoto o di “truffa” dovuto al fatto che “una fonte di godimento della vita è bruscamente scomparsa, ed egli non sa che ritornerà” (1954).

Nel periodo antecedente al sesto mese di vita dunque  il bambino non è in grado di integrare tra loro queste esperienze relazionali di segno opposto. Per questa ragione nella sua vita psichica coesisteranno ma accuratamente separati, aspetti positivi e negativi di sé, della madre, e della relazione con lei.

In questo modo il bambino può proteggersi dalle conseguenze dei  propri impulsi distruttivi derivanti dalla propria aggressività innata e dalle esperienze frustranti, ponendole in un oggetto cattivo che sarà vissuto come un vero e proprio nemico.

Questa situazione intrapsichica viene chiamata dall’autrice: “posizione schizo-paranoide (1946).

La posizione depressiva come tappa dello sviluppo normale

In seguito il bambino comincia a sviluppare gradualmente la comprensione che immagini opposte della madre appartengono in realtà alla stessa persona.

Questa progressiva consapevolezza dipende da una sempre maggiore capacità di integrare esperienze relazionali positive e negative che coinvolgono il sé e l’oggetto materno.

Poco a poco l’immagine di sé e dell’oggetto diventano complesse e intere.

Ora, se in precedenza tutta l’aggressività dovuta ad esperienze relazionali frustranti, era riversata sull’oggetto “cattivo” separato dall’oggetto “buono”, questa distinzione non è più possibile proprio perché, con il procedere dello sviluppo, intorno alla seconda metà del primo anno di vita, il bambino comprende che mamma buona e cattiva non sono due ma una sola.

Come dirà Winnicott nel suo articolo del 1954, “il bambino fa l’addizione e incomincia ad accorgersi che uno più uno fa uno e non due”

All’angoscia “paranoide” della fase schizo-paranoide in cui il bambino si sente come se fosse perseguitato da un nemico esterno, si sostituisce l’angoscia “depressiva”che consiste nel timore di aver distrutto l’oggetto d’amore da cui dipende interamente, con la propria aggressività.

Siamo nel pieno della “posizione depressiva”, che nulla ha a che vedere con la depressione clinica del bambino.

La posizione depressiva è considerata dalla Klein come una fase dello sviluppo normale in cui il bambino diventa capace di un’autentica preoccupazione per il destino dell’oggetto e da un profondo desiderio di porre riparo, con il proprio amore, agli eventuali danni fatti.

Tutte le spinte creative nonché la capacità di amare nel bambino e in seguito nell’adulto hanno origine da questa fase cruciale.

Se il bambino sente che i suoi tentativi di rimediare al danno inflitto hanno successo, può sviluppare un senso di speranza nelle sue capacità ricostruttive e generative.

Di conseguenza può gradualmente sviluppare un’immagine di sé integra e una personalità sana, capace di dare e di ricevere amore.

L’elaborazione di Winnicott  

Nel suo articolo Winnicott riprende questi concetti e sottolinea l’importanza fondamentale della presenza di una madre che possieda caratteristiche ben precise, affinché il bambino possa “conquistare” la posizione depressiva e superarla felicemente in modo da garantirsi uno sviluppo sano.

La posizione depressiva è in effetti una conquista, dal momento che, qualora prevalga nel bambino la sensazione di non essere in grado di riparare la madre dopo i suoi attacchi distruttivi, il senso di disperazione sarà tale da indurlo a regredire alla posizione schizo-paranoide.

Si tratterebbe di una retrocessione difensiva.

Nella clinica è infatti frequente trovare pazienti che si trovano in un assetto mentale caratterizzato da  senso di persecuzione, (dove il mondo esterno è vissuto esclusivamente come minaccioso e ostile) che nasconde e in definitiva protegge da un profondo senso di impotenza e disperazione per non essere stati capaci di restaurare dentro di sé l’immagine di una madre intatta.

Questi pazienti hanno rinunciato o forse non hanno mai raggiunto la speranza di poter salvare dal massacro il proprio oggetto d’amore.

Dunque, secondo Winnicott la madre deve avere due caratteristiche specifiche che aiuteranno il bambino a completare il suo sviluppo in una direzione costruttiva.

Si tratta della capacità di fornire “cure materne sufficientemente buone” e di “resistere nel tempo”.

Questi due aspetti sono di fatto fondamentali anche in un trattamento di psicoterapia psicoanalitica volto a rimaneggiare le prime fasi della vita dei pazienti, quando queste, per svariate ragioni si siano svolte in modo particolarmente travagliato.

La psicoterapia del bambino come recupero della possibilità di amare

Quando Winnicott parla di cure materne sufficientemente buone e di capacità della madre di sopravvivere per un certo periodo di tempo, possiamo comprendere come non sia necessaria la perfezione per garantirci che tutto vada bene.

Tuttavia la solidità della madre nel contenere angosce proprie e del bambino è una conditio sine qua non perché l’infante possa costruire dentro di sé quello spazio mentale atto a contenere ed integrare esperienze psichiche distanti tra loro.

Non sempre questo è possibile. Vi sono mamme che per la propria storia personale o per circostanze contingenti non favorevoli possono vivere con grande angoscia, rabbia e frustrazione le tappe fondamentali dello sviluppo del proprio bambino.

Se la loro situazione interna o esterna inibisce la capacità di offrire al bambino un ambiente sufficientemente solido e stabile, ovvero al riparo da vissuti emotivi intollerabili, il bambino sarà invaso dalle proprie angosce che torneranno indietro a boomerang assieme a quelle della madre.

Il compito dello psicoterapeuta infantile

Il compito del terapeuta infantile è quello di creare un ambiente supportivo e facilitante che darà alle madri in difficoltà l’opportunità di gestire stati penosi come ansia, rabbia, inadeguatezza o colpa e di riprendere in mano il proprio ruolo.

Potranno così iniziare a comprendere cosa succede nella relazione con il loro bambino nel vivo della seduta in modo da sviluppare la consapevolezza di eventuali difficoltà per poi superarle.

Un lavoro di questo tipo è possibile quando il bambino è molto piccolo.

Per questa ragione sarebbe auspicabile avviare un trattamento in fasi precoci della vita, al primo comparire di disturbi della sfera psicosomatica come ad esempio disturbi del sonno, dell’alimentazione o del controllo sfinterico.

Si possono in questo modo prevenire maggiori complicazioni.

Se il bambino è più grande, diciamo già intorno ai 18 mesi, può diventare necessaria una psicoterapia individuale, anche se non è escluso un periodo di trattamento in presenza della mamma o di entrambi i genitori.

Quindi il tipo di intervento sarà diverso a seconda dell’età del bambino.

In ogni caso proprio come una madre, il terapeuta ha il compito di essere sufficientemente buono e di resistere nel tempo.

Durante il processo terapeutico infatti si sviluppa una relazione che altro non è se non la riedizione di quelle relazioni significative del bambino con i suoi primi oggetti d’amore.

Il terapeuta non dev’essere perfetto, non è richiesto che non faccia mai errori. E’ un essere umano come lo è la madre col suo neonato.

Al tempo stesso dev’essere però in grado di reggere agli attacchi cui sicuramente sarà sottoposto dal suo paziente.

Quest’ultimo infatti metterà alla prova la capacità di resistenza del suo terapeuta per essere certo della sua tenuta.

E durante lo svilupparsi della relazione il paziente sperimenterà nuovamente quelle condizioni psichiche caratteristiche della posizione schizo-paranoide in cui presumibilmente si è arrestato lo sviluppo.

Il terapeuta potrà essere visto ora come nemico ora come oggetto d’amore idealizzato e sarà di conseguenza apprezzato o svalutato e attaccato.

La capacità di resistere nel tempo è un requisito fondamentale che si traduce nella possibilità di continuare ad utilizzare la funzione del pensiero anche in condizioni di pressioni emotive estremamente intense, senza restituire al paziente odio o vendetta.

Contemporaneamente dovrà riconoscere e sostenere ogni più piccolo segno di spinta evolutiva senza risentimento, invidia o ritorsione per quanto subito in precedenza.

Solo così il paziente potrà forse interiorizzare delle buone esperienze relazionali.

Esse verranno gradualmente assimilate in una nuova struttura del sé e costituiranno la base per sviluppare la fiducia nella propria capacità di amare.

Indicazioni bibliografiche

Klein, M. Contributo alla psicogenesi degli stati maniaco depressivi (1936) in Scritti 1921-1958, Torino, Bollati Boringhieri, 1978.

Klein, M. Note su alcuni meccanismi schizoidi (1946) in Scritti 1921-1958, Torino, Bollati Boringhieri, 1978.

Winnicott, D. W. La posizione depressiva nello sviluppo emozionale normale (1954) in Dalla pediatria alla psicoanalisi, Firenze, Martinelli, 1975.

Di Marina Mollica

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