Aggressività e sentimento di esistere

 

Cosa può accomunare l’aggressività con il sentimento di esistere?

Di fronte a persone aggressive, oppositive, rivendicative, provocatorie e manipolatorie, siamo tentati probabilmente di pensare che si tratti di carnefici capaci solo di rendere la vita impossibile agli altri.

D’altro canto persone che lamentino il fatto di essere perseguitate da relazioni difficili le vediamo spesso come vittime.

Eppure sia il primo caso che il secondo, possono essere accomunati da una stessa matrice che rimanda ad un profondo senso di inutilità che obbliga a cercare inconsciamente situazioni conflittuali per sentirsi vivi.

Sentimento di esistere e falso sé: il pensiero di Winnicott

A questo proposito viene in nostro aiuto D.W. Winnicott (1958), uno psicoanalista della scuola inglese.

Egli spiega che in una situazione ottimale, in ognuno di noi esiste un potenziale vitale, pronto a fondersi con la pulsione erotica.

Potenziale vitale e pulsione erotica insieme, costituiscono la forza propulsiva che l’individuo fin dai primi momenti dell’esistenza utilizza per scoprire il mondo a partire dal suo centro.

Così è possibile per il neonato crescere con il sentimento di esserci, differenziando un Me da un non Me.

In un ambiente non sintonico però, le pressioni esterne sono tali da obbligare il neonato a proteggersi tutto il tempo da esse, attraverso una risposta di opposizione.

L’individuo finisce con l’identificarsi con l’esterno (l’involucro), cioè la parte che attacca.

L’aggressività allora è una reazione del neonato ad un ambiente che “preme” in modo eccessivo, impedendogli di fare esperienza autentica di sé.

Si crea un falso Sé con cui l’individuo si relaziona col mondo, mentre interiormente sperimenta un sentimento di inutilità e assenza di significato.

Per questo l’aggressività, come unico elemento che rimanda alla mobilità o vitalità primigenia, diventa essenziale.

Aggressività e senso di vuoto: effetti sulle relazioni

Dunque ora il sentimento di esistere è confermato solo dall’aggressività. Ma appunto perché si possa sperimentare aggressività è necessario disporre di un ambiente esterno in grado di sollecitarla e se non c’è, l’individuo lo crea attraverso distorsioni, provocazioni e forme di opposizione che porteranno ad un senso di persecuzione.

Tale sentimento, per quanto penoso, è sicuramente più tollerabile di sensazioni di nullità, inutilità, vuoto e assenza di significato.

Una conseguenza di questo processo è che nelle relazioni stabili queste persone si sentono annoiate, insoddisfatte.

Cercano allora relazioni caratterizzate da una conflittualità costante. Il che fa si che la relazione prenda una piega sadomasochistica.

Il sadomasochismo non è altro che il risultato della fusione di una prorompente aggressività con elementi erotici, che di per sé stessi, a questi individui, apparirebbero privi di significato.

Winnicott ci permette di capire che persone litigiose, aggressive, o masochiste cercano attivamente tale condizione per poter sopravvivere, pena uno schiacciante sentimento di non senso.

Queste persone in casi estremi non esistono realmente ma sono solo la manifestazione di un ambiente che ha esercitato una eccessiva pressione.

Il Sé autentico di queste persone non si è mai formato.

Nella relazione con questi individui si può avere spesso la sensazione che cerchino di provocare lo scontro, in modo diretto o indiretto, o viceversa che creino relazioni idealizzate che servano a tenerli in vita, per poi trasformarle in relazioni persecutorie e/o svalutate.

A volte sembrano aderire completamente al modo di essere dell’altro per poi scostarvisi bruscamente e disinvestire il valore della relazione. Il disinvestimento, come dice Winnicott è un tipico meccanismo difensivo di questa organizzazione psicologica, e nei casi più gravi non basta neanche quello.

Sentimento di esistere: l’ambiente ottimale

Che tipo di ambiente è necessario perché ciò non avvenga? Per Winnicott ci vuole una madre sufficientemente buona.

Una madre che almeno all’inizio sia in grado di sintonizzarsi perfettamente con il suo piccolo per poi gradualmente aiutarlo ad accettare anche la frustrazione.

Perché una madre sia sufficientemente buona, aggiungerei, è necessario che il suo ambiente psicologico, interno ed esterno siano favorevoli.

Quindi condizioni di relativa serenità, una buona relazione col marito, e con i propri genitori.

Una mamma che non sia depressa o mentalmente oberata da agenti negativi interni ed esterni, e che quindi non sia costretta a sovrastare con le proprie angosce la mente del suo piccolo.

Aggressività e sentimento di esistere: conclusioni

Un individuo autenticamente esistente ha una vitalità piena di interesse e amore per il mondo esterno.

Al contrario un individuo che abbia sopportato pressioni eccessive, avrà trasformato il naturale impulso vitale in una reazione aggressiva dalla quale sarà fuggito solo nel sonno e nel disinvestimento per tornare a sentire sé stesso.

E nei casi più gravi l’urto eccessivo dall’esterno avrà impedito lo svilupparsi di un Sé autentico diventato ora un falso Sé reattivo con nulla al centro.

Di Marina Mollica

e-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

Bibliografia: D.W. Winnicott, 1958, “L’aggressività ed il rapporto con lo sviluppo emozionale” in “Dalla pediatria alla psicoanalisi”,Psycho- G. Martinelli & C. – Firenze, 1975.