MADAME: TRA IDEALE E REALE IL VOLTO DI UN’ADOLESCENTE

Voglio parlare di una ragazza di diciassette anni di nome Francesca, in arte: Madame.

Una musicista rapper alle prese col dramma del confronto con gli stereotipi della bellezza femminile e del successo sociale, che imperversano nel nostro sempre più narcisistico ambiente.

Dramma sentito ancora più acutamente in adolescenza, quando in luogo della “humanitas” di cui Francesca ci parla, vi è nel rapporto tra pari, quel giudizio ipercritico carico di crudeltà e cinismo, che ognuno è costretto a fare proprio.

In Francesca c’è una tensione fortissima verso la soluzione di un profondo conflitto che in definitiva, appartiene a ciascun essere umano: il conflitto tra realtà e ideale.

Cito da una puntata di “Sopra le righe” ( dal canale youtube “Canale dei venti”) le parole della ragazza che dice: “cosa c’è di più bello che creare un mondo proprio?”

Per lei l’angoscia nasce dal confronto con un mondo esterno in cui diventa impossibile riconoscersi  perché esso è come uno specchio deformante.

“Il mondo proprio è invece lo specchio nel quale vorremmo vedere l’immagine di noi che desideriamo vedere.

Il nostro ideale, così fondamentale per strutturare tutta la personalità volta dinamicamente verso un obiettivo vitale e che dà vita.

Sempre che l’Io ideale non si trasformi in un Super Io feroce e punitivo che fa risuonare dentro la mente le parole di un altrettanto feroce Super Io di gruppo: ” sei troppo cessa per fare il rap”.

Madame si dibatte dunque tra le aggressioni di queste disumane istanze e la ricerca di un’estetica più profonda, più vera, risolvendo il conflitto in favore di quest’ultima, con un’eroica e commovente forza interiore.

Eroica, perché chi è stato vittima di bullismo porta dentro di sé una ferita nascosta, per quanto ne possa parlare con il sorriso sulle labbra.

E questa ferita non smette di sanguinare ma può essere occultata dalle “sciccherie” che come dei boomerang, finiscono con l’affossare ogni speranza reale di riparazione.

Le sciccherie sono degli strozzini,  che finché ti illudono di aiutarti a pagare il debito, in realtà lo amplificano generando dipendenza.

E tuttavia Francesca, con immensa forza vitale, rinasce in Anna: identificazione del sé femminile cui Francesca aspira e che la porta ad un’esplosione di creatività.

Anna un modello materno ideale, ma anche potenzialmente raggiungibile, in quel mondo creato da sé, che porta a sentirsi ricchi e solidi.

Ognuno di noi è un creatore e dalla creatività è possibile sviluppare la capacità di amare prima di tutto sé stessi.

Quella capacità che Francesca crede di non avere, ma la cui chiave ha compreso a fondo e che la porta al movimento verso un perfezionamento continuo.

Se questo movimento non diventa vessatorio a sua volta e non esige un tributo all’insaziabilità, Francesca può illustrare ad ognuno, come creare l’infinita varietà dei mondi possibili , tanti quanti sono le persone.

Il suo è un invito ad uscire dalla condanna dell’omologazione, che porta alla paura e all’odio reciproco e fa diventare spietati e disumani.

L’eleganza ritmica dei suoi testi, perfettamente amalgamati alla musica e carichi di una intrinseca bellezza che trascende le immagini crude e il turpiloquio, si eleva su un mondo di “rametti secchi”, per portare, come il “mazzetto di primule”, una speranza di rinascita e integrazione definitiva del brutto, che addolora e ferisce, in un tutto armonioso e nuovo.

 

Di Marina Mollica

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