Disagio dei giovani e ascolto

Con questo articolo voglio spendere qualche parola per i giovani che si trovano in una condizione di disagio. Essi possono attuare condotte autolesive fino al suicidio che lasciano completamente disorientati gli adulti che vivono intorno a loro.

Ci si può domandare che cosa sia meglio fare per questi ragazzi che soffrono.

Le risposte sono tante e articolate.

Qui mi limito a condividere qualche riflessione sull’ascolto, nata dal lavoro con i miei pazienti.

Quando parlo di ascolto mi riferisco ad un atteggiamento molto più complesso di quello che identifichiamo con il semplice stare a sentire le parole dell’altro.

In effetti noi ascoltiamo veramente, quando siamo in grado di osservare quello che accade fuori e dentro di noi, lasciando poi che tutto questo si riverberi liberamente nella nostra cassa di risonanza interiore.

Ma quando una persona si confida con noi, potremmo essere distratti pur seguendo attentamente il suo discorso.

Infatti può succedere di trovarci in uno stato mentale condizionato da qualcosa di interno. Per esempio vogliamo qualcosa da quella persona. Ci prefiggiamo un obiettivo. Oppure siamo tesi per le nostre vicende personali, che nulla hanno a che fare con lei, ma che influenzano l’ascolto di quel momento. O quello che ci dice produce qualche corrente di pensieri sotterranei che creano interferenza e ci allontanano dal presente e così via.

Un altro punto importante consiste nel fatto che una persona ci parla in molti modi. E i più importanti non sono veicolati dalle parole. Non mi riferisco solo a tutta la complessità della comunicazione corporea che può confermare o meno il discorso verbale.

Ma anche al modo con cui questo si esplica. Cioè quali associazioni ci sono tra le parole? Cosa viene prima e cosa dopo? Quali sono i nessi? Qual è la logica? Le parole evocano in noi particolari sensazioni o immagini?

Per esempio un figlio potrebbe dirci che vuole andare in palestra, oppure che deve assolutamente avere un determinato oggetto. Poi, magari in un altro momento, accenna in modo del tutto casuale ad un amico che sta male e fa uso di sostanze stupefacenti per tirarsi su.

Infine butta là che gli insegnanti fanno tutti schifo e pensano solo ad umiliare con i voti.

Ebbene i tre argomenti, venuti fuori in tempi diversi della giornata, potrebbero passare inosservati, specialmente se siamo indaffarati.

Quindi potremmo rispondere a monosillabi e poi occuparci d’altro. Dare una risposta sbrigativa alla richiesta della palestra con un si o con un no. O soffermarci in modo insistente sulla questione dei voti perché è quella che ci sta più a cuore. Oppure fare un commento di qualche tipo sull’amico che sta male.

Ma se colleghiamo insieme in uno stesso quadro i tre discorsi, potremmo avere un indizio del fatto che chi sta male è nostro figlio, che si sente inadeguato (i voti) e non ascoltato (gli insegnanti), che cerca di risolvere la cosa cercando di modificare il suo aspetto con lo sport, o possedendo quel determinato oggetto e che soffre al punto da considerare l’ipotesi di fare uso di qualche sostanza psicotropa.

Naturalmente questo è solo un esempio e per essere certi che le cose stiano davvero così bisogna raccogliere altri elementi.

Si tratta dunque di essere svegli, attenti. NON DISTRATTI.

Se siamo in un atteggiamento ricettivo, la nostra funzione intuitiva ci avvisa collegando spontaneamente le varie informazioni.

Vi capita mai per esempio che proprio quando vi rilassate un attimo, o prima di addormentarvi, di colpo si affacci alla mente la consapevolezza di qualcosa che durante la giornata vi era sfuggita? Come una lampadina che si accende e vi fa dire “oddio”.

Ecco, significa che la nostra mente intuitiva, il nostro pre-conscio ha lavorato per noi in background e quando finalmente viene meno lo stato mentale in cui ci troviamo costantemente che è uno stato IPER-ATTIVO e tendenzialmente distratto, allora “riceviamo” la risposta di qualcosa per la quale non avevamo nemmeno posto la domanda.

Mi fermo. Non perché il discorso sia esaurito, bensì per lasciare che questo punto si sedimenti. Anche in me.

Essere ricettivi richiede di disporre l’animo all’osservazione. E’ un capovolgimento del modo di stare al mondo. Ma si deve cominciare da qui.

Di Marina Mollica

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