Non avrai altro Dio all’infuori di me

Da quando circolano concetti come emergenza sanitaria, obbligo vaccinale e green pass mi accorgo di come si sia istituita una nuova religione che, in quanto tale, ha le sue divinità e i suoi fedeli.

Nella società dei consumi in cui ci troviamo a vivere, basata sull’investimento delle proprie energie sul benessere, sulla salute e sulla soddisfazione di ogni possibile esigenza (per non dire capriccio) individuale; sul successo e sulla condivisione di un’immagine di sé che sia approvata dal maggior numero di persone, non avrei mai pensato di arrivare a rendermi conto che ancora una volta la massima istanza dietro tutto questo sia un disperato bisogno di credere in un qualche tipo di dio.

Ci siamo progressivamente liberati di tante rigidità della religione cattolica, ci siamo aperti a tutte le religioni.

Abbiamo raggiunto progressi inimmaginabili in ambito sociale con il femminismo, con la lotta agli atteggiamenti fobici nei confronti delle minoranze.

Abbiamo inneggiato alle nuove economie green basate su principi ecologici e sostenibili ed ora di fronte alla minaccia della morte che, nonostante il meraviglioso progresso tecnologico e sociale, torna a farla da padrona nel nostro immaginario, cadiamo in preda al terrore, come se ci fossimo del tutto dimenticati che essa fa parte del pacchetto.

Come è possibile che il potere delle nostre nuove divinità (tecnologia, medicina, e progresso culturale e scientifico), ci deluda a tal punto?

Ed ecco allora che per non cadere nella disperazione di un vuoto senza fine, (quello che si cerca di occultare alla coscienza) o di un terrore senza nome, per dirla con Bion, ci si aggrappa unghie e denti con ancora maggior determinazione, con pervicace ostinazione, con incomprensibile euforia alla terra promessa del dio vaccino e del suo messaggero il green pass.

Allora mi torna alla mente il primo comandamento e la sua valenza profonda.

Se togliamo di mezzo l’unico Dio, mettendo al suo posto il nostro narcisismo, finiamo con il diventare succubi di attitudini luciferine inseguendo, come Icaro, un cielo sfuggente, fino a precipitare sotto i raggi del sole.

Non sto parlando di fede ma di consapevolezza del limite.

Il narcisismo, virus dilagante in questa società, impedisce di accettare le conseguenze del limite imposto dall’esistenza: primo fra tutti la morte e con essa tutti gli altri limiti naturali quali il confine tra realtà e fantasia e tra mondo interno ed esterno.

Ma quando Lucifero ha la pretesa di mettersi al posto di Dio finisce col precipitare all’inferno.

E così noi che abbiamo messo le istanze del nostro Io al primo posto ora ci troviamo soli in un mondo terrificante, dove imperversano demoni di ogni genere, non ultimo il famigerato virus con tutte le conseguenze che ne derivano.

I nostri dei sono strumentali.

Molto simili al vitello d’oro costruito ad hoc dagli ebrei durante l’esodo, perché potesse mascherare il vuoto della loro fede.

E allora ci inginocchiamo come loro ai nostri idoli, indossando mascherine, iniettandoci sacre misture, assoggettandoci alle nuove pratiche dal tampone al green pass, tanto più mistiche quanto più oscure ed incomprensibili.

E quanto più il parlare dei sacerdoti di questa religione è poco chiaro e privo di prove oggettive, tanto più si dimostra come il credere alle loro parole assuma tutto l’aspetto di una fede.

Perfino i giovani che fino ad ora avevano disertato le chiese e gli altri valori tradizionali borghesi, dalla patria alla famiglia, si sentono adesso investiti di un compito quasi sovrannaturale, quando si mettono in fila per assumere il sacro liquido che li renderà eroi e santi per la salvezza del popolo tutto (o forse vittime sacrificali, degne dei più spaventosi culti religiosi).

Una nota interessante potrebbe essere quella della motivazione profonda che spinge tanta gente a diventare seguace acritico del nuovo culto.

Si tratta di un senso di minaccia che impera da quando siamo stati messi tutti agli arresti domiciliari e che è alla base di tanta obbedienza.

Esso è stato fatto passare per senso di responsabilità. Ma tant’è: quando una delle principali istanze è quella di salvaguardare la propria immagine pubblica, non vi può essere senso di responsabilità, quanto piuttosto una colpa oscura da cui si è minacciati per giudizio sociale, qualora disobbediamo al comando dei nostri sacerdoti/padroni.

E allora tutti a darsi da fare a mettere sotto gli occhi della collettività giudicante, video e immagini che colgono in flagrante delitto il dissidente, l’ateo, l’impenitente peccatore.

O con altrettanta solerzia a postare le proprie foto atte a testimoniare la fedeltà al culto.

Laddove non arrivano le minacce al proprio portafoglio, hanno la meglio, dall’interno di ciascuno i sensi di minaccia da parte degli altri.

Ancora dunque una caratteristica del narcisismo dominante.

Perché nello stato mentale narcisistico, la colpa persecutoria è sempre dietro l’angolo.

Infatti tipica di questo assetto psichico è la separazione netta tra aspetti buoni e cattivi della realtà (scissione). La scissione è un meccanismo di difesa cui l’individuo ricorre, quando non è in grado di integrare aspetti opposti e opposti sentimenti nei confronti dell’altro.

Klein la chiama posizione schizo-paranoide appunto perchè viene scissa la realtà di cui la parte cattiva, proiettata all’esterno, torna indietro sotto forma di aspetti minacciosi e persecutori.

Sto dicendo dunque che dilaga il narcisismo, dove l’individuo diventa il dio di sé stesso e per questo motivo fa della realtà esterna e degli altri, dei mostri persecutori pronti ad attaccare dall’esterno e dall’interno.

E tutti si difendono da tutti ricorrendo ad un mistificato senso di responsabilità che è invece senso di persecuzione.

Sto dicendo che tipico del narcisismo è il fraintendimento per cui la volontà di conoscere chiamata da Bion legame k (knowledge) viene sostituita dal legame -k cioè appunto il fraintendimento.

Ed è così che il senso di persecuzione prende il nome di senso di responsabilità. Il desiderio di capire ciò che sta accadendo diventa complottismo o negazionismo, la coercizione ricattatoria diventa giustizia e la minaccia atteggiamento protettivo.

Sto dicendo che fino a quando ci rifiuteremo di evolvere verso una maturità che si avvicini alla cosiddetta posizione depressiva, quella in cui cioè cominciamo a renderci conto dei nostri limiti , accettando che l’altro e il mondo esterno siano imperfetti, comprensivi di aspetti buoni e cattivi, che la vita ha in sé la morte, e quindi ipotizziamo l’idea di saper amare tutto l’intero e non solo una sua parte, fino ad allora resteremo nel nostro mondo, dove noi siamo dio, ma un dio minacciato da ogni lato, sempre sull’orlo del precipizio, di un vuoto incolmabile che ci porta disperatamente ad asservirci ad ogni regime dispotico che ci illuda di essere in un mondo sicuro e protetto e che invece ci rende schiavi, ciechi, lontani dal vero e unico Dio che è in noi, nel nostro stesso spirito, di cui restiamo totalmente all’oscuro fino a che ci rifiuteremo di osservare quel primo comandamento.

Di Marina Mollica

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