La natura delle cose

 

Se amiamo davvero qualcosa o qualcuno lasciamo che questo amore segua la natura delle cose. La natura delle cose è tale da richiedere tempo. Un tempo lento e grato. Ogni cosa nasce e si sviluppa senza fretta. Ogni cosa occupa uno spazio che si intreccia con altri spazi in modi che non sono percepibili il più delle volte. Lo sarebbero se non avessimo la propensione ad esigere, afferrare, a prendere possesso, a essere avidi. Potremmo contemplare la miriade di figure nascere e dissolversi in continuazione.

Quando sopraggiunge la stanchezza per il troppo lottare e ci si arrende, si è sulla soglia della disperazione. Ma momenti così possono anche tradursi in una benedizione. Possono costringere a farsi da parte, a lasciar perdere la grossolanità elefantiaca del predatore: il nostro procedere nel mondo (anche se abbiamo modi molto sofisticati di mentire su questo) così legati all’istinto di appropriazione che nasce dall’essere allacciati da tutte le parti alla coscienza del corpo.  

Quanti segni dell’arrivo dell’amore se ci affidiamo all’essere ricettivi. Segni di rinascita o di un ritorno. L’amore è sempre un riconoscere e riconoscersi che viene annunciato dal posarsi enigmatico di una farfalla proprio lì accanto. Dallo sbocciare improvviso di un fiore. Da cerbiatti che corrono assieme. Da una frase, un’immagine, una memoria. Tutt’attorno un richiamo, un risveglio, un pullulare di vita.

Se l’amato è questo: un danzare sincronico di raccordi e concordanze comunicative, allora si può solo contemplare, benedire e poi lasciar andare. Guai a voler afferrare.

Troppo fiabesco per essere vero. Releghiamo al cinema il compito di farci sognare. Che misera vita ci infliggiamo. Certi che le mura che ci circondano abbiano lo spessore della realtà. Boccate d’aria da minuscole finestre, questo è tutto il nostro respirare.

E chini, con lo sguardo a terra, sotto il peso di pensieri irrequieti.

Ci vuole una dura disciplina per ritrovare la natura delle cose. Non percorsi. Via gli ingannevoli percorsi. Bisogna aborrire parole abusate. Cercarne altre. Lasciar perdere le fiere della spiritualità.

Prendere una disciplina, una qualsiasi e amarla. Studiare, concentrarsi, approfondire. E poi riposo. Lavoro e riposo, parola e silenzio. Umiltà, duro lavoro: il cibo per la mente predatrice. Un giorno il guscio rigido si spaccherà e filtrerà la luce. Ma non c’è da farlo per questo.

Ecco un’altra parola: obiettivi. Via i percorsi e gli obiettivi. Niente obiettivi, progetti, percorsi e risultati. Solo dedizione adesso. In un istante che dura un’eternità di profondità.

Il vero trova sempre il modo di raggiungerci. E’ tutt’attorno anche se rotoliamo come delle masse cieche. E se ci raggiunge il vero, ecco l’amore. E questo è nella natura delle cose.

Di Marina Mollica

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