Il grande Rodari

Tratto da Gelsomino nel paese dei bugiardi

“Succede abbastanza spesso che una banda di pirati si impadronisca di questo o di quel paese in qualche parte del mondo.

Occupato il paese, Giacomone pensò bene di cambiare il proprio nome in quello di Re Giacomone primo e di nominare i suoi uomini ammiragli, ciambellani, cortigiani e capi dei pompieri.

Naturalmente Giacomone fece anche una legge che obbligava tutti a chiamarlo Sua Maestà, pena il taglio della lingua.

Ma per essere sicuro che a nessuno saltasse mai in testa di dire la verità sul suo conto ordinò ai suoi ministri di riformare il vocabolario.

-Bisogna cambiare tutte le parole- Spiegò.

-Per esempio, la parola pirata significherà gentiluomo.

Così quando la gente dirà che io sono un pirata, che cosa dirà nella nuova lingua? Che io sono un gentiluomo.

-Per tutte le balene che ci hanno visto andare all’arrembaggio!- Gridarono i ministri entusiasti.

-Questa si che è un’idea di lusso, da mettere in cornice.-

-Chiaro?- Proseguì Giacomone.

-Allora avanti: cambiate tutti i nomi delle cose, degli animali e delle persone. Per cominciare, alla mattina invece che buongiorno bisognerà dire buonanotte: così i miei  fedeli sudditi cominceranno la loro giornata con una bugia.                      Naturalmente al momento di andare a letto bisognerà dire Buongiorno-

-Magnifico- Gridò uno dei ministri.

-E per dire a uno che bella cera avete si dovrà dire guarda che bella faccia da schiaffi!

Fatta la riforma del vocabolario, promulgata la legge che rendeva obbligatoria la bugia, ne venne fuori una confusione incredibile.

Nei primi tempi la gente si sbagliava facilmente. Per esempio andava a comprare il pane dal fornaio, dimenticandosi che ormai il fornaio vendeva quaderni e matite e che il pane si comprava dal cartolaio.

(…)

Nelle scuole, quello che successe non si può descrivere. Giacomone aveva fatto cambiare tutti i numeri della tavola pitagorica. Per fare una somma bisognava fare una sottrazione. Per fare una divisione una  moltiplicazione.

Gli stessi maestri non riuscivano più a correggere i problemi.

Per i somari una vera bazza: più facevano errori e più erano sicuri che avrebbero avuto un bel voto.

(…)

Ma basta così: ormai sapete di che si tratta. Nel paese dei bugiardi persino gli animali avevano dovuto imparare a dire le bugie: i cani miagolavano, i gatti abbaiavano, i cavalli muggivano e il leone, nella sua gabbia al giardino zoologico, era costretto a squittire perché il suo ruggito era stato assegnato al topo.

Solo i pesci nell’acqua e gli uccelli nell’aria potevano infischiarsene delle leggi di Re Giacomone: i pesci perché stanno sempre zitti, e perciò nessuno può obbligarli a dir bugie; gli uccelli perché gli acchiappacani non potevano arrestarli.

Gli uccelli continuavano come sempre a cantare ciascuno nel suo verso, e qualche volta la gente li guardava con malinconia.

 

Di Marina Mollica 

e-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

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