La psicosi per Bion

Per comprendere cosa sia la psicosi per Bion, bisogna anzitutto tenere presente il concetto di identificazione proiettiva di Melanie Klein che Bion riprende apportandovi alcuni cambiamenti.

La Klein faceva riferimento a questo concetto per descrivere l’operazione difensiva del lattante di fronte a vissuti di angoscia legati al sé in rapporto con l’oggetto (caregiver).

Per proteggere le buone esperienze egli scinde ed espelle quelle negative, nella fantasia che esse appartengano all’oggetto esterno.

In pratica ciò che prima era sentito come una minaccia interna a sé, viene separato e allontanato al di fuori di sé. In questo modo la psiche è strutturalmente preservata. Questo meccanismo difensivo ha una valenza profondamente evolutiva dato che in sua assenza si sarebbe inondati di contenuti mentali distruttivi in grado di destabilizzare la psiche con stati confusionali dove bene e male, libido e aggressività non sarebbero più distinguibili.

Un po’ come se ci trovassimo a dover mangiare del buon cibo assieme a prodotti di scarto. Non potremmo più beneficiare della parte commestibile del piatto.

L’identificazione proiettiva come meccanismo di comunicazione

Quello che fa Bion è di portare avanti il pensiero della Klein ponendo l’accento sul fatto che il meccanismo dell’identificazione proiettiva è alla base della comunicazione tra madre e bambino.

La mente della madre infatti diventa il contenitore dei vissuti del suo neonato che acquisiscono attraverso di essa un significato.

Dunque Bion descrive questo meccanismo in termini di rapporto tra un contenuto e il suo contenitore. Il contenuto è tutto il materiale psichico costituito da parti di sé cattive in relazione con l’oggetto cattivo che il neonato cerca di espellere. Esso trova nella mente della madre un contenitore atto a digerirlo e restituirlo al neonato in forma per lui più tollerabile. Ciò è possibile grazie alla preziosa funzione mentale, chiamata da Bion “reverie”. Attraverso di essa la madre può sintonizzarsi su quanto accade nel mondo interno del bambino, immaginando, “sognando” (reve: sogno), con proprie sensazioni, sentimenti, fantasie, fantasmi e pensieri ciò che in lui sta accadendo. Ella quindi si fa interprete degli accadimenti psichici del bambino e lo fa in modo del tutto spontaneo e naturale.

Se il lattante è in preda a rabbia o angoscia per la frustrazione dovuta a fame o per un disagio fisico, la madre sente ciò che prova e provvede ad alleviare la sua sofferenza. Così, oltre a dargli cure materiali (latte, pulizia, abbracci ecc.) attraverso di esse fornisce una interpretazione dei suoi stati mentali. Un significato appunto.

Questo processo per Bion è alla base della formazione dei simboli e del pensiero simbolico dato che parti di esperienza mentale intollerabile e quindi incomprensibile ricevono una interpretazione simbolica che viene introiettata dal neonato.

Dunque per Bion la relazione contenitore-contenuto porta ad uno sviluppo della mente che impara a tollerare la frustrazione anche sotto forma di dubbio. Con un potenziale di espansione senza limiti che è alla base di un senso di infinito.

La psicosi per Bion: un rapporto contenitore-contenuto distruttivo

Il problema sorge quando il rapporto contenitore-contenuto si altera ed è soggetto ad attacchi distruttivi di tipo invidioso.

Ciò può accadere quando non c’è una buona sintonizzazione tra il lattante e il suo caregiver a causa di fattori sia ambientali (traumi ripetuti) sia innati, che provocano una maggiore intolleranza alla frustrazione da parte del neonato.

Il problema dell’invidia, come sottolineava la Klein, è davvero drammatico perché ciò che viene attaccato non è solo ciò che è cattivo ma proprio ciò che vi può essere di buono nell’oggetto e nel rapporto con esso. Ogni possibilità di crescita evolutiva viene quindi annientata e il rapporto contenitore-contenuto subisce un impoverimento progressivo.

Di fronte al malfunzionamento di questo rapporto la difesa dell’identificazione proiettiva non avrà più valenza comunicativa (come dicevamo il neonato espellendo nella madre la sua angoscia gliela comunica ricevendo in cambio, assieme al latte, la capacità materna di dare un significato alla sua esperienza) ma si trasformerà in un vero e proprio attacco sadico nei confronti dell’oggetto sentito come esageratamente frustrante e quindi invidiato e desiderato avidamente. L’attacco si estende non solo all’oggetto ma anche a quella parte della propria mente che è in grado di sperimentare tali sentimenti angosciosi. Esso avviene sotto l’effetto di un’identificazione proiettiva definita da Bion patologica, che spezzetta l’apparato psichico in minuti frammenti poi espulsi violentemente (il più lontano possibile) nel mondo esterno. Essi formano agglomerati collocati all’interno di oggetti esterni definiti “oggetti bizzarri”.

La psicosi per Bion: un’esperienza di distruzione dell’apparato mentale

Gli oggetti bizzarri sono dunque la risultante di questa mescolanza disordinata di aspetti di oggetti reali e parti dell’apparato psichico. Per via dell’identificazione proiettiva patologica, la mente si svuota e si impoverisce progressivamente. Questo è un processo che si svolge fin dalle primissime fasi dello sviluppo.

E giungiamo quindi a capire cosa intende Bion per psicosi. Un’esperienza di distruzione dell’apparato mentale causata da un’identificazione proiettiva patologica il cui scopo sarebbe quello di proteggere la mente dalla coscienza di contenuti terrificanti che vengono espulsi assieme a parti dell’apparato psichico e percepiti da parte dell’individuo come inseriti in oggetti esterni.

Dal punto di vista psicotico gli oggetti bizzarri si incistano negli oggetti reali che ne sono posseduti e attaccati e che poi a loro volta attaccano quella parte di personalità che è stata proiettata in essi, deprivandola progressivamente di vitalità al punto da trasformarla in una cosa. Il rapporto contenitore-contenuto allora porta a una progressiva spoliazione del significato della relazione sé-oggetto.

Psicosi: assenza di un apparato psichico per pensare i pensieri

Il pensiero normalmente è costituito da simboli (parole che rappresentano cose) formatisi appunto attraverso un rapporto in cui il neonato introietta come sua funzione sia il contenuto che il contenitore (mente della mamma) in grado di fornire un significato al contenuto, per cui si è costruito un apparato psichico in grado di pensare i pensieri.

Nel caso della psicosi invece questo apparato non si è costruito dato che il rapporto contenitore-contenuto è stato caratterizzato da reciproca distruttività. La mente rimane intrappolata dagli oggetti bizzarri definiti anche “cose-in sé” cose cioè che non rimandano ad alcun tipo di contenuto simbolico e rappresentativo.

Gli oggetti bizzarri sono l’unico materiale di cui lo psicotico dispone per costruire il pensiero ed esso finisce per obbedire alle leggi che regolano la realtà fisica diventando concreto. Questo impoverimento causato originariamente dal tentativo di evitare l’angoscia derivante dalla frustrazione, sarà tuttavia proprio la causa di una maggiore frustrazione a causa dell’impossibilità di elaborarla attraverso il pensiero simbolico, causando un circolo vizioso senza fine.

Conclusione

Oggetti bizzarri al posto dei pensieri, assenza di pensiero simbolico e di apparato per pensare (funzioni del pensiero) e impossibilità di sviluppare il pensiero verbale, sono gli elementi caratteristici della psiche della personalità psicotica, che, è giusto sottolinearlo, per Bion può coesistere a diversi gradi con la parte non psicotica della personalità. Solo nei casi di psicosi conclamata che quindi corrisponderà a una diagnosi e non più solo a un tipo di funzionamento, essa finirà col prevalere e dominare tutta la vita psichica dell’individuo in una via senza ritorno.

Di Marina Mollica

E-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

Bibliografia: Introduzione al pensiero di Bion, di L. Grinberg, D.Sor, E. Tabak de Bianchedi, Raffaello Cortina editore, Milano, 1993.

Immagine: Pixabay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *