Il potere curativo dell’arte

 

Il potere curativo dell’arte deriva dalla possibilità di rielaborare parti di sé attraverso di essa.

Secondo Freud (1908) infatti la creatività dell’artista funziona in modo analogo alla fantasia del bambino durante il gioco ed ha origine in essa.

L’artista, come il bambino, riesce ad integrare nell’opera d’arte quelle tensioni che nascono nella propria esperienza infantile ed è grazie a questa integrazione riuscita che l’opera d’arte suscita interesse e godimento nello spettatore il quale si identifica con la mente inconscia del suo autore elaborando così le proprie tensioni interne.

In altre parole attraverso l’opera d’arte avviene un incontro tra la psiche dell’artista e quella dello spettatore in modo tale che le soluzioni apportate dalla creatività dell’uno risolvono in profondità i conflitti dell’altro.

Penso sia per questo che le opere d’arte ci donano appagamento ed entusiasmo dato che riportano in qualche modo la nostra intera persona ad un equilibrio più profondo.

Dunque l’arte in quest’ottica ha un ruolo fondamentale nella società.

Essa ha un potere curativo ed evolutivo che nasce da una delle nostre risorse più importanti: la creatività.

Non solo il processo di identificazione che avviene durante il godimento di un’opera d’arte, ci permette di riconoscerci nell’altro ritrovandone i drammi insiti in noi stessi, ma ci permette di ricomporli in un ordine superiore.

Partecipiamo così ad una evoluzione sia personale che collettiva.

Il potere curativo dell’arte: il contatto diretto con l’opera artistica

Penso però a questo proposito, che perché il potere curativo dell’arte si esplichi pienamente, vi debba essere un contatto diretto con l’opera creativa. Un contatto che coinvolga contemporaneamente tutti i nostri sensi.

Ascoltare musicisti mentre eseguono un brano dal vivo, vedere ballerini o attori dalla platea di un teatro o guardare un quadro esposto a qualche metro da noi, non è la stessa cosa che sperimentarli tramite qualche apparato digitale, per quanto sofisticato e in grado di sedurre la mente possa essere, convincendola di trovarsi di fronte ad una esperienza soddisfacente.

Ci si può dimenticare della incredibile complessità e ricchezza di risonanze interiori che si vivono quando si è immersi nello stesso ambiente in cui l’opera d’arte prende vita.

Nel contatto diretto con l’artista o con la sua opera, noi possiamo essere un tutt’uno con essi vibrando con loro nello stesso tempo e nello stesso spazio.

Lasciarsi persuadere dalle ragioni che ci portano a fruire delle creazioni artistiche seduti comodamente a casa, magari con minore dispendio economico e di tempo, significa tuttavia accontentarsi di una esperienza in qualche modo sbiadita, potenzialmente capace di portarci ad un impoverimento progressivo per quanto inconsapevole.

Quando ci abituiamo ai surrogati rischiamo di dimenticare il sapore originale delle cose.

Ma ciò che perdiamo è qualcosa di infinitamente più importante di una esperienza più piacevole o intensa.

Penso che quello che rischiamo di perdere sia la parte più vera di noi stessi.

Quella che ci permette di sperimentare in modo insostituibile un senso di comunione con la collettività di esseri umani e di trascendere così ogni egoistico interesse personale in funzione del principio universale che che ci accomuna e ci fa evolvere nella nostra umanità.

 

Di Marina Mollica

e-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

 

Bibliografia

Freud, S. Il poeta e la fantasia, 1908 in Opere vol. 5 Bollati Boringhieri, 1989 Torino

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