
Per spiegare da dove viene il nostro interesse per la cultura, cioè l’origine dell’arte, della religione e del pensiero scientifico-filosofico, mi rifarò ad un importante autore della scuola inglese di psicoanalisi: Donald Winnicott.
Allattamento e sviluppo della mente
Winnicott descrive molto accuratamente ma anche con semplicità le prime fasi della vita del neonato, mettendo l’accento sul processo estremamente delicato e complesso che si svolge durante l’allattamento.
Da profani assistiamo ad una situazione che vede coinvolta una mamma col suo bambino. Vediamo cioè due individui distinti che assieme si coordinano e si organizzano affinché si svolga un compito per la verità cruciale, quello dell’alimentazione del cucciolo umano.
Ma Winnicott ha il grande pregio di aiutarci ad assumere la sua prospettiva e farci così osservare ciò che avviene dietro le quinte.
Egli nel suo scritto: “Oggetti transizionali e fenomeni transizionali” (1958) spiega come la possibilità che il bambino ha di compiere i fondamentali passaggi per la costruzione della propria mente, ossia la capacità di distinguere la fantasia dalla realtà, il mondo interno da quello esterno, e il sé dall’oggetto (l’altro) dipendono all’inizio dal fatto che vi sia una madre (o un suo sostituto) in grado di adattarsi in modo quasi perfetto ai bisogni del bambino.
Perché è così importante che l’adattamento della madre sia quasi perfetto con una sovrapposizione pressoché totale tra impulso del bambino a nutrirsi e risposta dell’ambiente?
Perché solo così il neonato avrà l’illusione di aver creato lui ciò che ha ardentemente desiderato e che esista un mondo che corrisponde al proprio bisogno.
Illusione e delusione: fattori cruciali
In parole povere se vogliamo costruire una casa, bisogna che le fondamenta siano ben solide e l’illusione del bambino di essere lui a creare il seno che lo nutre, è per l’appunto la base solida di partenza.
Se non c’è illusione non ci può essere la successiva “disillusione” che permetterà di differenziare la fantasia dalla realtà.
Quindi si parte da qui: una illusione grazie alla quale il mondo interno e quello esterno coincidono.
Il neonato, spiega Winnicott, all’inizio non è differenziato dalla madre.
Insieme costituiscono un unico universo perfetto.
Tuttavia se all’inizio la perfetta coincidenza di bisogno-soddisfazione è indispensabile per offrire al bambino la possibilità di illudersi, ed è garantita da un attivo adattamento della madre, in seguito esso gradualmente diminuisce “mano a mano che aumenta la capacità del bambino di accettare dei limiti e tollerare i risultati della frustrazione”.
Il compito della madre: deludere il bambino
Dunque “il compito finale della madre è quello di deludere gradualmente il bambino”.
Egli deve realizzare che tra lui e la mamma c’è uno spazio che li rende differenti.
Tale processo genera un certo grado di frustrazione. Per tollerarla, il bambino sostituirà l’illusione (onnipotente) con qualcosa che lo aiuti.
Questo qualcosa, compare nella multiforme varietà dei comportamenti che tutti possiamo osservare tra i quattro e i dodici mesi: succhiare il dito o la mano, o un lembo del lenzuolo, giocherellare con un pezzetto di coperta, compiere dei suoni gutturali, ecc
In seguito queste attività si focalizzeranno come interesse nei confronti di un oggetto prediletto come ad esempio un orsacchiotto o un ciuccio o un panno morbido e così via.
Questo oggetto viene chiamato da Winnicott, “oggetto transizionale” perché appartiene a quella fase dello sviluppo del bambino che costituisce una transizione dal mondo dell’illusione al mondo della realtà.
Il bambino ha l’oneroso compito di tenere questi due mondi separati ma allo stesso tempo collegati e questo sarà il compito dell’essere umano per tutta la vita.
Da dove viene il nostro interesse per la cultura: gli oggetti transizionali
Gli oggetti transizionali possono esistere nella mente del bambino come oggetti di cui ha un riscontro reale, ma al tempo stesso è come se li avesse creati lui.
In sintesi, nella mente del piccolo di uomo si crea un’area, uno spazio derivante dalla delusione, che dev’essere colmato con qualcosa.
Questo qualcosa è lo svilupparsi della capacità creativa e simbolica del bambino che investe ora una parte del suo interesse in oggetti consolatori, precursori di quelli che per l’adulto saranno la cultura, l’arte, la religione, la scienza e la filosofia.
Di Marina Mollica
e-mail: info@psicoterapia-eta- evolutiva.it
Bibliografia
D.W. Winnicott, “Oggetti transizionali e fenomeni transizionali” in Dalla Pediatria alla Psicoanalisi, Martinelli & C. Firenze, 1975 (titolo originale: Through Paediatrics to Psycho-Analysis, Tavistock Publications, London, 1958)
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