Gioco: risorsa del bambino

Un modo che il bambino ha di affrontare le situazioni per lui emotivamente difficili, è quello di padroneggiarle con il gioco, che costituisce per lui una indispensabile risorsa.

Il gioco infatti gli permette di avere un ruolo attivo rispetto agli “oggetti”(come ad esempio la mamma) con i quali è in relazione e dai quali dipende.

La separazione come sfida da affrontare

Specialmente nel primo anno di vita, uno dei compiti più ardui da affrontare per il bambino è quello della separazione.

Mano a mano che lo sviluppo procede, egli acquisisce sempre maggiore consapevolezza del fatto che la mamma non è sotto il suo controllo e le sue azioni non dipendono solamente da lui.

Non solo la mamma a volte si allontana e sparisce del tutto dalla sua vista, ma anche lui, grazie al progressivo sviluppo delle abilità motorie, può cominciare a separarsi da lei.

I bambini che fanno i loro primi tentativi di esplorazione dell’ambiente a partire dai nove mesi circa in poi, controllano spesso con lo sguardo, la posizione della mamma e richiedono che lei fornisca di tanto in tanto rassicurazioni sulla sua disponibilità fisica ed emotiva.

Questa fase evolutiva è fonte di notevole stress, dato che l’acquisizione della deambulazione eretta passa per la possibilità di interiorizzare un legame con la mamma sufficientemente sicuro.

Tale legame non dovrà essere messo in discussione nei momenti in cui il bambino si concede di allontanarsi da lei.

Naturalmente è fondamentale la capacità materna di tollerare l’avvento di questa nuova fase che prevede una maggiore separazione dal proprio piccolo, rispetto allo stretto contatto corporeo dei primi mesi in cui egli dipendeva integralmente da lei.

Deve cioè prevalere la gioia per le nuove conquiste del proprio bambino, piuttosto che l’angoscia provocata dalla separazione che queste provocano.

Un attaccamento sicuro (Bowlby, 1973) basato anche su una relazione non contaminata da un’eccessiva ambivalenza materna nel tollerare la separazione, garantisce un armonioso svilupparsi della capacità del bambino di essere indipendente.

Esso inoltre è garantito dalla capacità materna e paterna, di fornire rifornimento affettivo e risposte accurate alla manifestazione dei bisogni del figlio.

In altre parole egli deve essere certo di poter contare su di loro.

Il gioco come risorsa del bambino

Ammettendo che, da questo punto di vista tutto fili liscio, rimane comunque il fatto che le prime separazioni dalla mamma sono fonte di notevole angoscia, dato che non è certo del fatto che ella, dopo essere sparita dalla sua vista, ritornerà.

Un modo che il bambino ha di fronteggiare un’angoscia di fronte alla quale è effettivamente totalmente impotente dunque, è quella di fare dei giochi nei quali venga rappresentata la separazione e il successivo ritorno della mamma.

Questi giochi permettono al bambino di ribaltare la sua condizione di passività sostituendola con una gestione attiva della situazione.

Un famoso esempio di questo comportamento ce lo dà Freud (1920) che osservando il comportamento del nipotino di diciotto mesi durante l’assenza della mamma, nota come egli facesse uso di un rocchetto che lanciava in modo da farlo cadere al di fuori del suo campo visivo e poi recuperava con la cordicella, cui era appeso, in modo da tornare in possesso del giocattolo.

Freud aveva ipotizzato che questa attività gli permettesse di rappresentare nella sua fantasia l’allontanarsi della mamma e il suo potere nel garantirsi il suo ritorno.

È dunque attraverso questa capacità di giocare, basata sullo sviluppo delle capacità simboliche, che i bambini possono gestire, nella propria mente, eventi altrimenti difficilmente tollerabili, anche quando vi sia di base un legame di attaccamento sicuro.

 

Di Marina Mollica

e-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

 

Riferimenti bibliografici

Bowlby, J. (1973) Attaccamento e perdita (vol. 2) Bollati Boringhieri.

Foto di Nathan Legakis da Pixabay.

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