I giovani e lo shifting
Oggi vorrei parlare dello shifting, una pratica che a quanto pare, complice il social Tik Tok, si sta diffondendo rapidamente tra gli adolescenti più giovani.
Lo shifting consiste nello spostarsi con la mente in una realtà parallela ritenuta più gratificante di quella attuale ( a questo proposito qualcuno invoca il concetto di multiverso teorizzato dalla fisica quantistica tanto in voga ai nostri giorni).
Per creare questa realtà fittizia, è possibile utilizzare immagini presenti nel proprio subconscio e programmarle in modo da creare una Realtà Desiderata (DR).
L’espressione realtà desiderata, mette per l’appunto l’accento sulla possibilità di costruire un mondo che soddisfi ogni più recondito desiderio, senza limiti di sorta (una delle aspirazioni più diffuse ad esempio nella comunità dei tik tokers, sembra essere l’incontro con Draco Malfoy, personaggio della saga di Harry Potter).
Tale realtà parallela viene raggiunta non attraverso qualche supporto tecnologico, come succede nel “metaverso”, ma semplicemente addestrando la propria mente a raggiungere una specie di trance, attraverso una sorta di autoinduzione ipnotica.
A questo scopo, ci sono due tecniche principali relative alla presenza o meno di uno stato di sonno, che sono spiegate con dovizia di particolari da ragazzini esperti, in vari video o blog pronti all’uso .
Ecco due link di riferimento:
https://www.youtube.com/watch?v=ZuRIRi2ejys&ab_channel=AmiraShifting
https://www.youtube.com/watch?v=ViuCLOvdU2g&ab_channel=%E2%80%A2Nova%E2%80%A2.
I giovani e lo shifting: effetti avversi
I sentimenti che i giovani utenti esprimono nei commenti ai video sono un misto di eccitazione, curiosità, timore ed ansia. Ciononostante tutti sembrano decisi a provare l’esperienza indipendentemente dall’alone vagamente diabolico che la circonda.
A questo riguardo infatti nel suo blog una ragazzina afferma con assoluta sicurezza e padronanza che lo shifting appartiene alle arti della stregoneria a pieno titolo, e cita con estrema competenza una serie di aspetti tecnici a supporto della sua tesi.
Non mancano anche gli effetti avversi descritti con una nonchalance che lascia disarmati.
Questi piccoli esperti dell’argomento, assicurano che non c’è nulla di cui preoccuparsi.
Che vale la pena sopportare acuti mal di testa, spossatezza, disidratazione, alterazioni del ritmo sonno veglia, vertigini, nausea, tremori, allucinazioni, ecc. ecc. per poter fare un’esperienza che, a loro dire, non deve essere assolutamente trascurata.
Shifting e frammentazione
Bene, anzitutto vorrei fare una breve premessa: l’evoluzione della mente nel corso dello sviluppo, avviene attraverso una progressiva integrazione delle sue varie parti, tanto che il concetto di salute mentale, a mio parere, si potrebbe identificare con il concetto di integrazione.
Quanto più una mente o una personalità è disintegrata, cioè frammentata, tanto più essa è a rischio di crollo psicotico.
Di fronte ad esperienze estremamente frustranti la mente del bambino molto piccolo si scinde in modo da tenere separate e distinte quelle buone che devono essere protette dalla contaminazione di quelle cattive.
Se il grado di frustrazione supera la tollerabilità, l’invasione di contenuti distruttivi provoca ulteriori scissioni che portano ad una vera e propria parcellizzazione della mente.
Questa frammentazione può essere considerata come qualcosa di equivalente alle crepe in un vaso di cristallo, pronto ad andare in mille pezzi al minimo urto.
Quanto più, quindi, le esperienze dolorose e spiacevoli della prima infanzia possono essere assimilate all’interno di una struttura di personalità coesa, tanto più essa risulta forte.
Fatta questa premessa, quello che mi domando è cosa significhi per un giovane, cercare soddisfazione in una fantasia schizoide che altro non è se non una realtà scissa della mente in cui ci si rifugia per evitare stress e frustrazione derivanti da relazioni conflittuali, ricorrendo ad un vero e proprio diniego temporaneo della realtà.
Di sicuro tra le due realtà, quella reale e quella di fantasia, non ci può essere integrazione.
I giovani e lo shifting: una fuga schizoide che confonde le idee
Semmai, per costruire questa realtà immaginaria vengono mutuati contenuti dal mondo subconscio. Come spiegano alcuni: sogni e fantasie che però potrebbero sfuggire al proprio controllo.
A questo scopo nei tutorial si esorta alla stesura di uno “script”: un copione che permetta di avere una certa padronanza del mondo che si vorrà creare.
I ragazzini più esperti avvertono: non c’è alcun pericolo che la situazione sfugga di mano ma meglio essere prudenti. Si potrebbe non essere più in grado di tornare indietro.
A me vengono in mente quei racconti come “Peter Pan” o la “Storia infinita” dove i protagonisti raggiungevano realtà fantastiche volando o semplicemente entrando in un libro che faceva da portale.
Quando il film terminava i giovani spettatori, che si erano temporaneamente identificati con il protagonista della storia, tornavano alla propria realtà sentita come ricca e interessante se non altro perché propria: arricchita cioè delle proprie proiezioni.
Mettevano quindi rapidamente da parte i sogni, che parlavano della lotta tra bene e male e della fatica di diventare grandi, e affrontavano le frustrazioni della realtà quotidiana per fare pace con gli inevitabili aspetti deludenti di essa.
Ora invece le storie fantastiche si sono trasformate in realtà in cui ad essere protagonisti anziché spettatori, sono i ragazzini stessi.
Diventa perciò difficile, complice la fascinazione dell’onnipotenza, distinguere quale sia quella vera: la DR (realtà desiderata) o la CR (realtà corrente)?
Ed ecco che il fantasma di non saper tornare indietro, credo rappresenti il timore di perdersi in una progressiva alienazione del sé.
I giovani e lo shifting: onnipotenza e diniego
Quindi c’è una specie di irrefrenabile onnipotenza, favorita dalla comunità giovanile del mondo virtuale dei social, che porta questi ragazzini a pensarsi come Dio, in grado di creare dei mondi e di viverci per periodi di tempo progressivamente più lunghi.
Basta un pò di costanza e di esperienza.
Ragazzini che hanno eliminato la figura del padre e della madre (e perfino dei pari) sostituendosi a loro.
In un mondo dove il problema di diventare adulti, integrando quindi dentro di sé queste figure con pregi e difetti, è bypassato e risolto magicamente attraverso l’allucinazione del desiderio.
La realtà esterna, che comprende l’altro e la relazione con lui, è denegata. L’altro, con le proprie caratteristiche indipendenti da noi, scompare e viene sostituito da un oggetto di propria fantasia, sempre disponibile e soddisfacente.
Praticamente una regressione alla fase allucinatoria del neonato, di freudiana memoria, quando, inconsapevole della separazione tra sé e la madre, è convinto di essere lui a creare il seno. Ma, guarda caso, lo sviluppo della sua mente avviene proprio nel momento in cui si accorge che così non è.
Che tipo di crescita potrà mai essere possibile quindi se si finisce a tempo indeterminato nella risacca stagnante della soddisfazione tossicomanica?
I giovani e lo shifting: confusione
E come se non bastasse si aggiunge un alone misticheggiante alla già davvero confusa situazione. Si, perché pratiche di meditazione come lo yoga, potrebbero essere utili a favorire il viaggio “transliminale”.
E così, al posto di una scissione cui segua una buona integrazione tra aspetti contrapposti della realtà, abbiamo un gran pasticcio dove bene e male, magia e spiritualità, scienza e superstizione, coraggio ed incoscienza, conoscenza di sé e alienazione dal sé, sono tutti mescolati, al punto che nemmeno loro, questi giovani, sanno più di cosa si sta parlando.
Ed è per questo che dall’eccitazione, trapela l’ansia, e dietro la voglia di sperimentare ed esplorare sembra nascondersi la disperazione di non trovare modi migliori, che attingano alla realtà reale, per ottenere qualche soddisfazione.
E intanto i ragazzini che si fanno promotori di questa via di fuga, novelli pifferai magici e profeti di un nuovo modo di vivere, hanno da guadagnarci se non altro per la visibilità che ottengono sui social, grazie alla loro ostentata esperienza di un mondo che promette felicità a costo zero.
I giovani e lo shifting: quale responsabilità degli adulti?
In tutto questo mi domando quale sia la responsabilità di noi adulti.
Quanto siamo stati incapaci di occuparci delle ferite dei nostri figli, troppo presi forse dalle nostre?
Quanto li abbiamo illusi di poter risolvere facilmente ogni problema, senza dover fare i conti con il dolore che probabilmente noi per primi abbiamo denegato in noi stessi?
Quanto li abbiamo danneggiati concedendo loro troppo facilmente la possibilità di evadere attraverso il mondo offerto dal cellulare che altro non ha fatto se non alimentare l’illusione di avere il controllo su tutto e tutti?
Un po’ come quando lo stregone aveva lasciato Topolino in balia di poteri magici che poi però gli erano sfuggiti di mano.
Ma la differenza tra lo stregone e noi genitori è che nel momento in cui ci siamo accorti che i nostri figli si appropriavano di un potere più grande di loro, non siamo più stati capaci di riportarli nei ranghi.
Abbiamo troppa paura di scontentarli e farli soffrire. Del resto così fan tutti.
Condividiamo con loro la ricerca spasmodica di gratificazioni a buon mercato, soprattutto raggiungibile col denaro, e con una buona immagine sociale.
Quanto crediamo di sapere e saper gestire la nostra realtà, al punto tale da perdere la consapevolezza di quanto invece non lo sappiamo fare?
Quanto li abbiamo lasciati soli, noi per primi sconosciuti a noi stessi, inconsapevoli al punto da non saper più sentire nemmeno l’ordine naturale delle cose?
Quando abbiamo perduto tutti la strada?
Quanto è oscura la caverna del Bianconiglio di cui si parla nei video e nella quale siamo precipitati con loro?
E che grado di sofferenza collettiva è stato raggiunto per rendere possibile una scelta su così larga scala che renda preferibile la rottura totale con il mondo reale, la fuga lontano da esso in un mondo di relazioni preconfezionate, anziché poter godere di quelle reali per quanto imprevedibili e dolorose possano essere?
Quale livello di violenza e di crudeltà, di cecità e sordità ai sentimenti degli altri, di appiattimento affettivo devono essere stati raggiunti nel mondo sociale dei giovani perché si preferisca fuggire da tutto senza cercare una mediazione o un confronto?
E quanto questo mondo è lo specchio del malfunzionamento di quello adulto?
Spero che queste domande déstino un senso di allarmante minaccia. Perché penso che mai come adesso siamo a rischio di perdere i nostri figli e quando saranno perduti loro, saremo davvero perduti anche noi.
Di Marina Mollica
e -mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it
immagine: Prettysleepy da pixabay

