No pubblicità e insight

Oggi illustrerò il concetto di “insight” con una storiella realmente accaduta. A volte quando siamo alle prese con un problema o ci troviamo in una situazione frustrante che si ripete sempre allo stesso modo, può accadere che improvvisamente, come dal nulla, sorga, attraverso una specie di intuizione, una prospettiva nuova che porta in sé la soluzione parziale o totale del problema che tanto ci aveva assillato.

Perché ciò avvenga è spesso necessario saper convivere con quella capacità negativa di cui parlava il poeta John Keats e che è alla base dello stare in una condizione di non sapere, tipica dell’ascolto psicoanalitico.

Mentre la mente cosciente è in uno stato di apparente cecità, a livello inconscio e preconscio essa lavora per la ristrutturazione del problema secondo un’altra visuale, tanto inaspettata quanto creativa.

Quando la risposta alle nostre domande emerge da questa fucina di pensieri e idee, ciò che avvertiamo è un liberatorio senso di sollievo. La mente razionale può osservare con stupore, come tutti i pezzi del puzzle si siano messi insieme in una nuova configurazione coerente ed armoniosa, che possiede una intrinseca bellezza pacificante. Si ha come l’impressione di trovarsi ad un livello evolutivo superiore.

Ciò accade spesso durante il processo psicoanalitico, perché la mente dell’analista è predisposta all’ascolto ricettivo di ciò che avviene nella relazione col suo paziente, senza che siano imposte delle interpretazioni precoci e rigidamente costrittive.

Ma talvolta accade anche spontaneamente nella vita quotidiana.

Un esempio di insight

Era qualche tempo che meditavo sul modo di impedire che la mia cassetta delle lettere fosse riempita quotidianamente da inutili volantini pubblicitari. Li trovavo accartocciati alla rinfusa, debordanti al di fuori della fessura, esposti così alle intemperie, tanto che ogni volta mi trovavo come minimo a dover raccogliere un pasticcio di carta accartocciata per terra, o fogli svolazzanti in giro per la strada.

Avevo pensato alle soluzioni più fantasiose. Tra le tante, una clava pronta ad uscire dalla cassetta per colpire il povero malcapitato distributore. Se solo fossi stata come l’inventore Archimede Pitagorico!

Una volta ho avuto perfino la fortuna di incontrare il buon uomo e subito ho cercato di fargli capire con grandi cenni della testa e della mano, che proprio non doveva riempire la mia cassetta sulla quale era scritto in evidenza: NO PUBBLICITA’.

Con un sorriso imbarazzato faceva segno di si, correndo via in bicicletta, mentre lo guardavo, consapevole che il giorno dopo avrei trovato ancora una volta il malloppo dei vari supermercati dei dintorni.

Ma non mi rassegnavo e mi dicevo che ci doveva essere un modo per porre fine al sopruso.

Ebbene un giorno, passando davanti ad una casa ho notato che a differenza di tutte le altre, dove si susseguivano cassette delle lettere con la solita scritta, qui invece c’era una seconda cassetta a forma di ampio recipiente aperto, su cui si leggeva PUBBLICITA’. Dentro erano appoggiati comodamente gli incriminati volantini.

Beh devo dire che quella vista, sulla quale al momento avevo posto uno sguardo distratto, poi si è trasformata in un “ah ha!” e quindi in un “aaah!”.

Ed ecco il cambio di prospettiva radicale e la soluzione: invece di un rifiuto in posizione difensiva, uno spazio più ampio per accogliere.

Il concetto di seno-gabinetto e la capacità di discernere 

Questa soluzione pratica mi è apparsa utile non solo per il problema dei volantini spazzatura, ma anche per altre possibili situazioni legate soprattutto al mondo relazionale.

Uno spazio ampio e predisposto ad accogliere ma distinto dal resto.

E’ il concetto di seno-gabinetto di Meltzer (1967).

Spesso uno psicoterapeuta deve svolgere la funzione di “gabinetto” cioè una funzione atta a raccogliere i prodotti di scarto della mente del paziente, in modo che diventi possibile per lui “nutrirsi” con la funzione analitica.

Perché ciò avvenga, un paziente deve poter operare una chiara distinzione tra ciò che per lui è buono e ciò che è cattivo, così come il neonato deve poter scindere le esperienze frustranti da quelle appaganti in modo che queste ultime non siano contaminate e rovinate dalle prime.

Solo a patto che sia avvenuta una buona scissione, è possibile successivamente che avvenga una integrazione tra aspetti opposti, fino al raggiungimento di una ulteriore maturazione, che M. Klein chiama posizione depressiva.

In tale fase il bambino è in grado di rendersi conto dell’altro come persona separata e distinta da lui, dotata di caratteristiche complesse alcune delle quali gradevoli altre meno e verso la quale può provare sentimenti contrapposti di amore e odio la cui coesistenza dovrà essere tollerata ed elaborata fino a forme sempre più evolute di capacità relazionali.

Dunque per tornare alla cassetta ed ai volantini tale episodio è stata l’occasione per una ristrutturazione generale del mio pensiero.

Dinanzi a situazioni in cui sembra inevitabile fare i conti con “materiale spazzatura” si può cercare di non lasciarsene sopraffare creando uno spazio di accettazione che può essere la premessa per attendere soluzioni ulteriori in un contesto di elaborazione sempre più ampio e complesso e che permetta di scegliere consapevolmente quando e cosa accettare o rifiutare.

Di Marina Mollica

e-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

Foto da Pixabay

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