Fantasia inconscia nel bambino

La fantasia inconscia nel bambino può essere intesa come la prima forma di vita mentale dell’essere umano.

Essa è presente fin dalla nascita se non prima e costituisce il modo con cui il neonato traduce le proprie esperienze in immagini, depositate poi nella memoria.

Le esperienze del neonato sono di natura istintuale e legate principalmente all’area dell’alimentazione, della evacuazione e dell’eccitazione genitale.

Esse provocano sconvolgimenti emozionali e pulsionali molto potenti ed è grazie alla capacità materna di contenerli dando ad essi un significato che il neonato impara a fare altrettanto.

In altre parole il contatto tra la mente della madre e quella del bambino permette a quest’ultimo di trasformare gli istinti in fantasie che costituiscono i primi rudimenti del pensiero (Bion, 1962)

Su questa base si forma la struttura inconscia della mente adulta.

E’ fondamentale dunque comprendere il significato profondo delle fantasie infantili per arrivare ad una piena comprensione dell’essere umano.

Fantasia inconscia materna e impatto sul bambino

Nel prestare le sue cure la madre dà un significato alle prime esperienze sensoriali ed istintuali del bambino (siano esse piacevoli o frustranti) e lo dà sulla base delle proprie fantasie inconsce.

Ad esempio quando il bambino piange una mamma può interpretare questo segnale come fame indipendentemente dal fatto che ciò corrisponda al bisogno reale del piccolo.

Le fantasie inconsce della madre infatti possono favorire la comprensione od ostacolarla.

Nel corso di questo processo si crea la relazione tra il corpo del neonato e quello della mamma e contemporaneamente tra le due menti.

Si costituirà così il complesso mondo della vita psichica del bambino, influenzata da quelle materna, che sarà il risultato del legame  tra i due mondi interni in contatto tra loro.

Qualche esempio di fantasia inconscia nel bambino

Il termine fantasia inconscia fa riferimento al concetto di simbolo come qualcosa che collega tra loro due oggetti, dato che uno rappresenta l’altro.

Ad esempio il gioco rappresenta il mondo interno del bambino con i suoi desideri, timori, bisogni.

Dobbiamo a Melanie Klein (1932, 1978) l’accurata descrizione del mondo delle fantasie infantili e del loro significato.

Qui farò alcuni esempi che mostrano come il bambino, attraverso il gioco, cerchi di padroneggiare un mondo caotico, fatto di pulsioni violente e travolgenti in cui sono concretamente coinvolte la vita e la morte.

Per esempio se il rapporto con la madre sarà stato caratterizzato da molta frustrazione e rabbia, il bambino potrebbe fantasticare di attaccare lei e il suo corpo con tutti i mezzi a sua disposizione.

Un gioco che rappresenti queste aggressioni potrebbe essere quello di sporcare, imbrattare, gettare oggetti in giro.

Tale gioco è l’equivalente dell’atto di espulsione anale vissuto come aggressione ed eliminazione di una madre rifiutata e rifiutante.

Se il bambino è particolarmente spaventato dalla propria aggressività potrebbe passare molto tempo a costruire recinti per animali feroci oppure potrebbe usare solo cuccioli di animali e mettere in una zona separata quelli più aggressivi.

Se invece desidera penetrare il corpo della madre per esplorarlo e possederlo, saranno frequenti i giochi legati ai mezzi di locomozione come treni che entrano in gallerie, o automobiline in movimento o una palla lanciata nel canestro.

Fingere di cucinare cibi, preparare dolci con la pasta modellabile, ha a che fare con le esperienze di nutrizione e con gli affetti ad esse connesse.

Naturalmente il tipo di cibo e il modo con cui viene preparato potrà farci capire se tale esperienza sarà stata più o meno buona.

Cadere facilmente o far cadere oggetti è l’equivalente del cadere dalle braccia della madre o dalla sua mente.

In pratica rappresenta l’angoscia di essere abbandonati, rifiutati, dimenticati.

Alcuni bambini potrebbero divertirsi a far cadere ripetutamente bambole, macchinine, o altro per controllare attivamente un’esperienza altrimenti ingestibile.

La psicoterapia: un aiuto allo sviluppo del pensiero

Questi sono solo alcuni esempi molto schematici di come le fantasie inconsce  rappresentino e organizzino il mondo del bambino in relazione a quello delle figure di riferimento principali.

In realtà esse sono collegate tra loro in modo fluido e dinamico e vengono rappresentate all’interno del gioco in modo complesso ed in continua evoluzione.

Tali fantasie sono il prodotto della fusione tra la mente con i suoi stati emozionali e il corpo con le sue pressioni istintuali.

Il poter mettere in parole il significato possibile di queste fantasie è di grande aiuto per i bambini.

Essi sentono in questo modo contenute e mitigate le angosce di morte che vi fanno parte.

L’ elaborazione di tali fantasie permette una graduale trasformazione della struttura inconscia della mente ed un più facile accesso al mondo del pensiero consapevole.

Ciò è alla base dello sviluppo della personalità nella direzione di una evoluzione maturativa e della sanità mentale.

 

Di Marina Mollica

e-mail: info@psicoterapia-eta-evolutiva.it

 

Bibliografia

Bion, W. (1962) “A theory of thinking” Trad. it “Una teoria del pensiero”, in Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico, Armando, Roma 1970.

Klein, M. – (1932) La psicoanalisi dei bambini, Martinelli, Firenze (1970)

 – (1978) Scritti 1921-1958, Boringhieri, Torino.

 

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